di Salvatore Condito
Corrado Alvaro affermava: “Il calabrese ha bisogno di essere parlato”.
Da questa frase carica di grande significato, lo scrittore, dalla profonda esperienza dei suoi dialoghi con persone umili (contadini, artigiani, operai), ha sperimentato come nella semplicità delle parole, dal tono della voce e dalla mimica facciale, si possono creare le condizioni di ascolto e di dialogo.
Viviamo nell’era social, comunicazione veloce e priva di contenuti emozionali, ma carica di tensione e stress e questo sta portando alla creazione di nuove forme comunicative.
Gli individui, costruendo il proprio ‘ guscio’, cercano di realizzare la propria zona ‘comfort’ dove le espressioni e i confronti vengono ammorbiditi dai propri convincimenti, evitando lo scontro dove potrebbe nascere un vero dialogo.
Soprattutto nei luoghi deputati al contatto con il pubblico, si formano dei veri e propri ‘tunnel’ autocelebrativi dove chi ha un ruolo politico esercita una pressione psicologica sui propri collaboratori.
Si creano situazioni di mobbing che sfociano poi in disturbi psicosomatici, che si strutturano a lungo andare in vere e proprie patologie: il blocco si crea perchè chi ha un ruolo di direzione spesso costruisce muri e barriere, impedendo un reale coinvolgimento emotivo delle altre persone.
Assistiamo a vere e proprie forme di atteggiamenti familistici che sfociano nella creazione di cerchi e circuiti, dove la distanza tra individui dello stesso luogo di lavoro diventa sempre più distante.
Si ha paura dell’altro non solo come reale momento di confronto, ma semplicemente perchè aprire un dialogo porta alla rottura di schemi consolidati, quasi gattopardeschi, dove il tempo, la famiglia, il potere asfissiano le persone che hanno reali potenzialità e competenze.
Si vive in luoghi dove regnano parassiti e vampiri che si nutrono delle capacità degli altri, impedendo un reale cambiamento per migliorare le condizioni di lavoro.
Indifferenza, paura, perdita di privilegi (economici e personali) portano le persone ad emigrare non solo fisicamente ma soprattutto a ‘isolarsi’ perchè ritenute pericolose al sistema che blocca ogni nuova idea.
Il silenzio diventa l’unica via per costruire un proprio percorso vitale dove tutto diventa fluido, semplice ed essenziale: non si può costruire con chi non ti accetta e non ti vede come essere umano, non si può svendersi per dialogare con persone spente sul piano emozionale.
Una speranza però può nascere: un’apertura dei cuori e capire il proprio limite come persone finibili, valorizzare il proprio presente, creando autenticità nelle parole, nei gesti e nei comportamenti e forse a questo punto può nascere un nuovo Umanesimo.



