di Danila Letizia

Ultimo appuntamento del Festival nell’orto botanico di Soverato il 12 settembre.

“Di questa costa, là dov’ella frange, più sua rattezza, nacque al mondo un sole, come fa questo tal volta di Gange. Però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Oriente, se proprio dir vuole” sono le due terzine in endecasillabi a rima incatenata detta anche dantesca o terza rima del Canto XI del Paradiso da cui Chiara Giordano ha voluto trarre il titolo della produzione originale in omaggio agli 800 anni della nascita del Santo di Assisi.

“Nacque al mondo un sole” ha intitolato così un connubio in prima assoluta creato per la ventiseiesima edizione del Festival tra le musiche eseguite dal dinamico e brillante direttore dell’ensemble e coro lirico siciliano, Francesco Costa che ha messo in campo tre dei suoi solisti per dare voce ai testi di Riz Ortolani, “Dolce sentire” composta per il film di Franco Zeffirelli del 1972, note inedite di Vincenzo Palermo e Francesco Perri ed alcune delle canzoni di Franco Battiato sempre intrise di profondo senso dell’universo.

I versi danteschi e de “La Cura” di Battiato sono stati declamati ed interpretati dall’attore Sergio Assisi, ritornato all’attenzione del pubblico proprio quest’estate grazie alla messa in onda sulla Rai della fiction Capri che compie vent’anni che ha detto: “è stato uno spettacolo emotivo, è la prima volta che mi cimento nella lettura di questo canto del Paradiso, difficile rispetto all’Inferno perché non ha immagini comprensibili e quindi ho cercato in qualche modo di dare un po’ di colore”- Ci ha confessato di non essersi rivisto quest’estate ma l’eco del successo e dell’attenzione gli è arrivata da più parti e gli ha fatto piacere constatare che la commedia è ancora viva, intanto è impegnato nel suo terzo film per il cinema e in teatro ripartirà con lo spettacolo “Mi dimetto da uomo” scritto da lui stesso.

Chiara Giordano, entusiasta per l’attenzione del pubblico anche quest’anno al Festival, ha voluto enfatizzare la dedica a San Francesco ricordando il luogo in cui Armonie d’arte si muove:< il parco di Scolacium con la cattedrale rossa normanna del basso medioevo antecedente di poco a San Francesco quindi significativo il concetto di luoghi come questo devono poter vivere come chiese ed approcciarsi in maniera sacra. Il festival dal prossimo anno cambierà un po’ pelle – ha aggiunto – ma sempre con il valore salvifico dell’Arte e della Cultura>.

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