di Domenico Narda
In un articolo precedente abbiamo descritto la situazione piuttosto critica, dal punto di vista della conservazione della biodiversità, del sito di interesse comunitario denominato “Fondali di Stalettì”nel tratto di mare che comprende la scogliera tra Pietragrande e Copanello. Abbiamo parlato della scomparsa di alcune specie di organismi marini che popolano l’Habitat, ma era solo l’inizio di un lungo elenco che purtroppo negli anni ha depauperato l’ecosistema. Abbiamo raccontato degli echinodermi portati al limite dell’estinzione nel sito, ma bisogna evidenziare che anche gli altri Phylum non se la passano bene. Il Crostaceo “Palaemon Serratus” comunemente detto Gamberetto Maggiore, dal corpo trasparente con fasce trasversali scure, occupava una nicchia in prossimità di una vasca naturale fra gli scogli di Copanello. Chi si fosse affacciato in questa piscina naturale delimitata dalle rocce, avrebbe potuto incrociarne una discreta quantità. Questo fino all’anno scorso, oggi non è rimasto neanche un esemplare della specie. E’ colpa dell’aumento della temperatura del mare? No signori, verosimilmente questo animaletto ha fatto comodo a qualche pescatore che lo ha usato come esca e non si è fermato fino a quando l’ultimo esemplare non è stato sacrificato. Stessa sorte è toccata allo “Stenopus Spinosus” comunemente chiamato gamberetto meccanico, caratterizzato da una livrea giallo-arancio, lunghe antenne e chele bianche, che condivideva lo stesso areale. È un artropode notturno che vive in zone d’ombra e stabilisce postazioni nella sua tana per dar corso ad una delle sue attività che gli procurano cibo: la pulizia delle murene dai parassiti. In passato con un po’ di pazienza chi ama fotografare le meraviglie che vivono sotto la superficie del mare di Copanello, avrebbe potuto incontrarlo, ora non più. Altro assente da qualche anno a questa parte è il gasteropode Aplysia Depilans, detta lepre di mare, gasteropode che si nutre di alghe verdi e sensibile ai mutamenti ecologici dovuti a fattori antropici: scarichi urbani e cementificazione delle coste. D’altra parte, l’Ulva Lactuca (lattuga di mare) è sempre più rara da vedersi dalle nostre parti e le aplysie sono bioindicatori, perché assorbono, quando si nutrono di questa “verdura”, microplastiche, pesticidi e metalli pesanti. D’altra parte, non scopriamo certo un segreto ricordando che spesso la Guardia Costiera del comprensorio di Soverato – Catanzaro ha rilevato non di rado depuratori inadeguati e scarichi fognari che finiscono direttamente in mare. L’elenco delle specie scomparse in questo habitat e quelle a rischio di estinzione purtroppo è ancora lungo e noi lo documenteremo nei prossimi articoli minuziosamente. Come si salva quel che resta di questo patrimonio? La risposta è semplice: istituendo un parco marino! Possibile che non sia venuto in mente a nessuno? Forse si, considerato che abbiamo un Ente Parchi in Calabria che di questo si dovrebbe occupare. Allora perché non procedere? Una domanda da girare anche ad amministrazioni locali e Regione Calabria. Si potrebbe obiettare che se il danno viene dai depuratori mal funzionanti il parco non risolverebbe il problema. Non risolverebbe la questione depurazione ma impedirebbe il prelievo indiscriminato delle risorse ittiche (considerato che questo ecosistema funge da Nursery naturale, lo sapevano anche i romani 2000 anni fa, le Vasche di Cassiodoro sono li a dimostrarlo), impedirebbe il passaggio di natanti motorizzati a pochi metri dalla costa (che a volte ritrovi anche nelle insenature della scogliera) le cui scie di carburante sono rovinose per gli organismi marini che vi abitano. In un’area marina protetta con Zona B (quindi non riserva integrale), sarebbe vietata la pesca, il passaggio di natanti a motore, e tutte le attività ad alto impatto inquinante. Non soltanto, istituendo un presidio fisso all’interno del parco, i comuni possono, in accordo con la guardia costiera, attivare un controllo di dissuasione delle attività vietate con i propri mezzi nautici. Qualcuno è interessato ad affrontare seriamente l’argomento? Telejonio è qui per aprire un dibattito.



