di Salvatore Condito
Un’estate volge al termine e non per la temperatura.
Il primo settembre segna il time out, tutto si ferma: feste, sagre, luci, rumori, sfilate, banchetti, caos.
Si riaprono le saracinesche e le scuole, con le persone che sembrano essere uscite da una discoteca ad alto volume, stordite, assonnate ma felici.
Guardando il calendario, la mente sembra quasi riprendersi, per tuffarsi nei nuovi “impegni”, programmare, decidere e partire.
Senza tregua, mente e corpo continuano viaggi virtuali e fisici.
Un’estate di luci e ombre sul piano culturale, con lo sforzo di ‘eroi’ che hanno saputo coniugare territorio e qualità. Un esempio è Armonie d’Arte: l’intraprendente Chiara Giordano, direttore artistico, ha portato emozione e capacità di creare eventi che si legano alla storia, valorizzando e facendo conoscere il parco archeologico Scolacium di Roccelletta di Borgia.
Bravo e caparbio Gianvito Casadonte: con il suo Magna Graecia Film Festival ha portato la storia del cinema italiano, un testimonial dei passaggi di epoche e registi che hanno fatto conoscere la nostra nazione in tutto il mondo.
Purtroppo, anche le ombre si sono allungate su un territorio brutalizzato, abbandonato, ignorato: gli incendi dolosi provocati da persone che disprezzando ogni concetto di rispetto hanno distrutto boschi e luoghi di tutela, con una furia che suscita rabbia e frustrazione.
Caldo e incendi hanno creato un periodo quasi dantesco: le menti assopite che non hanno reagito hanno dimostrato disinteresse per il nostro territorio.
Il brutto, il degrado e l’abbandono hanno regnato in simbiosi.
Molti amministratori si sono occupati più di sagre, tagli di nastri e consegne di targhe, mentre il territorio langue e piange, basta osservare e percepire: strade provinciali invase da detriti, con erba secca alta o sfalciata, con rifiuti in luoghi che dovrebbero essere tutelati e curati.
Giardini della memoria violati e distrutti, tutto mentre sono proseguiti, allo stesso tempo, concerti ed eventi in ogni paese.
Sembra quasi che estate per alcuni significhi stordimento, perdersi per sfogare antichi desideri nascosti, quasi una caduta di maschere per fare vedere a sé stessi e al mondo la verità del proprio pensiero.
Ora tutto si placa, si osservano le macerie, quasi come dopo una guerra dove si torna nei campi di battaglia per recuperare morti e feriti.
Serve una riconciliazione con sé stessi, fare pace con la propria coscienza, scendere dal carro dell’egoismo, chiedere scusa per avere abusato del territorio e per non averlo tutelato e protetto, comunicare la verità e non l’effimero, il nulla, il vuoto esistenziale.
È tempo di risvegliarsi alla vita, ai valori e al rispetto.
È tempo di un nuovo mondo, di un nuovo umanesimo: basta a concetti di colonizzazione, questa terra non è un taxi per salire e scendere a piacere.
La storia ha dato esempio di cultura e civiltà, non riduciamo tutto ad una bevuta di birra e ad una mangiata di panini.
Dignità e rispetto devono essere bussole per orientare un nuovo cammino.
La luce deve risplendere nelle tenebre.


