di Salvatore Condito

In questi giorni la nostra Regione è messa a dura prova da una serie di incendi che stanno distruggendo boschi e aree verdi. Nelle ultime ore, sono state interessate anche zone pubbliche, innesti autostradali, rotatorie e un depuratore comunale.

Ammirevole è stato lo sforzo dei vigili del fuoco, di Calabria verde e di tanti volontari e operai.

Con queste alte temperature, rischiano la vita per frenare e limitare i danni di questa “sciagura” umana.

Oggi assistiamo a uno spettacolo infernale: piante distrutte ed ecosistema violato e abusato.

Ogni anno si vive di emergenze, di liturgie e di note in cui si evidenzia che si è cercato di limitare i danni. Occorre porsi una domanda: cosa significa prevenzione?

Analizzando l’etimologia, significa adottare in anticipo tutte quelle misure e azioni necessarie per evitare che si verifichi un evento dannoso o negativo.

La Regione vive di continua “emergenza”, ogni anno, da decenni, il territorio risulta abbandonato a se stesso. Non si interviene per fare “l’ordinario”, una scelta logica per pulire e bonificare le strade, le aree verdi e le cunette delle strade provinciali da detriti o erbe infestanti.

Tutto questo, che dovrebbe essere la normalità, nella nostra terra diventa utopia: si osserva senza nessuna reazione emotiva il degrado ambientale, ci si abitua al brutto e le coscienze non si indignano più.

Potrebbe essere una spiegazione sociologica: una terra senza servizi efficienti (paghiamo le tasse, in certi Comuni anche abbastanza alte) diventa una via Crucis dove servono PEC, lettere, articoli di stampa per ottenere un minimo indispensabile di tutela e diritti.

Chi amministra i beni pubblici deve guardarsi allo specchio e porsi una domanda: cosa ho fatto per tutelare e proteggere il mio territorio?

Dobbiamo venir fuori dall’eterno torpore che avvolge questa straordinaria Regione, culla della Magna Grecia.

Concludo con la profonda riflessione di Mons. Francesco Savino, Vescovo della Diocesi di Cassano.

“Chi specula su questo territorio, chi lo abbandona al proprio destino, chi non lo protegge, come il proprio dovere impone, ne risponda davanti a Dio e davanti agli uomini: non ci sono più alibi. La Calabria non è terra di conquista da saccheggiare e bruciare, è radice che nutre, non è un bene da consumare all’infinito”.

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