di Joe Calabretta

OGGI NON È STATA SOLO UN’UDIENZA.
È STATO UNO SQUARCIO CHE MI AUGURO POSSA DIVENTARE UN CASO POLITICO.

Oggi in aula è successo ciò che per anni si è tentato di impedire: la verità è entrata, si è seduta e ha parlato.
Il nostro perito ha affermato in modo semplice, chiaro, devastante ciò che per anni è stato negato, distorto, coperto: il terreno su cui insistevano le nostre abitazioni NON è demaniale.
Fine della favola.

E allora diciamolo senza ipocrisie:
se questa verità verrà confermata, siamo davanti a uno dei più gravi abusi istituzionali degli ultimi anni.
Perché qualcuno ha costruito un impianto.
Qualcuno lo ha sostenuto.
Qualcuno lo ha difeso.
Qualcuno lo ha usato.
E su quell’impianto sono state travolte 70 famiglie.
SETTANTA.
Cacciate. Espropriate. Umiliate.
Non per un’opera pubblica.
Non per un interesse collettivo.
Ma sulla base di una verità che oggi si sta sgretolando sotto il peso dei fatti.

Davanti a questa evidenza tecnica, solida, documentata, cosa abbiamo visto?
Un pubblico ministero in difficoltà.

Tentativi deboli.
Argomentazioni che non reggono.
Una linea accusatoria che si sgretola.
Un sistema che non sa più come giustificarsi.
Ma attenzione: il problema non è più solo processuale.
Il punto è politico.
È amministrativo.
È morale.
Ed è devastante.
Perché se questa verità verrà confermata, qualcuno dovrà spiegare:
Con nome e cognome,
chi ha costruito il teorema?
chi lo ha avallato?
chi ha firmato?
chi ha taciuto?
chi ha fatto finta di non vedere?
E anche chi ha scritto.
Chi ha raccontato.
Chi ha scelto di stare dalla parte comoda.
A tutti loro dico: non basterà sparire.
Non basterà cancellare articoli.
Non basterà cambiare narrativa.

E sia chiaro una volta per tutte:
non accetteremo prescrizioni.
Non accetteremo vie d’uscita tecniche.
Non accetteremo verità dimezzate.
Sarebbe un secondo tradimento.
Noi vogliamo una sentenza.
Nel merito.
Chiara. Definitiva. Irrevocabile.
Assoluzione piena.
Oppure abbiate il coraggio di assumervi fino in fondo le vostre accuse.
Ma decidete.
Perché il tempo dei giochi è finito.
Questa non è più solo la nostra battaglia.
È una questione di giustizia per un intero Paese.
E quando la verità verrà scritta nero su bianco, non sarà solo una sentenza.
Sarà un punto di non ritorno.
Per tutti.
Noi siamo rimasti in piedi.
Nonostante tutto.
Adesso tocca alla giustizia dimostrare se è ancora in grado di fare lo stesso.

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