di Settimio Paone
È una data che attraversa il tempo, che parla alla coscienza collettiva e richiama la comunità alle proprie radici più profonde. È il giorno in cui i montauresi tornano, insieme, davanti al loro Protettore, San Pantaleone, per rinnovare un ringraziamento che dura da oltre due secoli.
Era il 1783 quando il terremoto devastò la Calabria, lasciando dietro di sé distruzione e migliaia di vittime. Montauro, però, fu risparmiata: nessun montaurese perse la vita. Da allora, quella protezione è diventata memoria viva, custodita nella fede popolare e trasmessa come un patrimonio sacro, di generazione in generazione.
Anche quest’anno, l’atmosfera è stata quella della grande festa, una festa composta, silenziosa, intensa. Non il clamore, ma la devozione profonda di un popolo che riconosce nella propria storia un segno di grazia. Durante la celebrazione, secondo un rito antico, sono state esposte le reliquie del Santo: l’ampolla con il sangue che, in alcuni momenti, da coagulato si scioglie, tornando fluido tra le mani del sacerdote, e il frammento osseo, simbolo concreto di una presenza che i fedeli sentono ancora vicina e protettrice.
La chiesa di San Pantaleone si è rivelata, ancora una volta, insufficiente a contenere la folla. Ogni spazio occupato, volti raccolti, sguardi colmi di emozione. Un silenzio carico di significato ha accompagnato i momenti più intensi della liturgia, restituendo l’immagine di una comunità consapevole di vivere qualcosa che va oltre il semplice rito.
A presiedere la solenne celebrazione è stato don Brunello Gallace Valente, da poco nominato amministratore della parrocchia. L’omelia è stata affidata a padre Antonio, le cui parole, semplici ma profonde, hanno saputo toccare il cuore dei fedeli, richiamando il senso autentico della fede e della riconoscenza che lega Montauro al suo Santo Protettore.
Nel corso della celebrazione, don Brunello ha voluto condividere con l’assemblea una testimonianza particolarmente toccante, annunciando il cammino intrapreso da un giovane che segue da circa tre anni e che ha maturato la scelta di entrare in seminario. Una notizia accolta con commozione e speranza, segno concreto di continuità e di futuro per la comunità.
La celebrazione è stata arricchita dalla concelebrazione di padre Aldo Mercurio, montaurese di origine e attento studioso delle tradizioni locali, tornato dopo anni a quell’altare che lo ha visto muovere i primi passi. Un ritorno carico di significato, accolto con affetto sincero dalla comunità.
Le condizioni meteorologiche avverse non hanno consentito lo svolgimento della tradizionale processione per le vie del paese, momento sempre molto sentito. Ma l’assenza del corteo non ha attenuato l’intensità della giornata, vissuta interamente nel raccoglimento e nella preghiera.
Nel corso della celebrazione, don Brunello ha rivolto un sentito ringraziamento al commissario prefettizio Francesco Giacobbe, al comandante della Stazione dei Carabinieri di Gasperina, luogotenente Domenico Misogano, e al comandante della Polizia Locale Francesco Pisano, per la loro presenza e la vicinanza dimostrata alla comunità.
Quella vissuta a Montauro è stata una giornata solenne, intensa, carica di significati profondi. Una giornata che ha lasciato nei cuori un sentimento condiviso: il desiderio di continuare a testimoniare l’appartenenza a una comunità che, ancora oggi, si riconosce unita nel nome del proprio Protettore.
Perché a Montauro il miracolo del 1783 non è soltanto un evento del passato: è una memoria che continua a camminare insieme al suo popolo.



