di Alba Parietti

Invece di esprimere giudizi morali fuori luogo e completamente privi di umanità, bisognerebbe invitare chi ne ha la responsabilità a insegnare davvero ai nostri ragazzi a difendersi dai pericoli reali.

La scuola dovrebbe affiancare all’educazione affettiva corsi fondamentali di difesa e salvezza, dalla sicurezza stradale alla gestione delle emergenze, dagli incendi al riconoscimento delle situazioni di pericolo.

In questi giorni molti si sono concentrati sul giudicare la presenza di ragazzi giovani in una discoteca. Trovo questo atteggiamento abominevole, soprattutto mentre ci sono ancora decine di vittime non identificate e genitori che non hanno nemmeno avuto la possibilità di riconoscere il corpo del proprio figlio, morto in modo così atroce.

Invece di stringerci, di provare a costruire una società migliore, scegliamo la strada dei giudizi disumani e superficiali.

Oggi più che mai dovremmo unirci per capire come aiutare questi ragazzi a sviluppare il senso della realtà e del pericolo, qualcosa che spesso noi adulti per primi abbiamo smarrito.

Al di là delle strutture, che devono essere adeguate e sicure e questa è una responsabilità enorme di una società che troppo spesso mette il guadagno davanti alla vita, è fondamentale dare ai giovani gli strumenti per conoscere i rischi, riconoscerli e proteggersi.

Dovremmo anche imparare, insieme a loro, a riflettere sull’uso smodato dei telefoni, che ci dissocia dalla realtà e ci fa sentire spettatori di qualcosa di straordinario, invece che persone immerse in situazioni concrete e potenzialmente pericolose. Succede alla guida, succede nella vita quotidiana, e riguarda tutti, adulti compresi.

Poteva capitare a chiunque di noi di trovarsi in quella stessa situazione. E forse ci saremmo comportati allo stesso modo.

Per questo è necessario tornare a distinguere la realtà, a riconoscerla, per il bene comune di tutti. Ma soprattutto delle nuove generazioni a cui non abbiamo saputo dare giuste indicazioni ed emotività in grado di salvaguardarli ed educarli.

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