di Danila Letizia

Un momento storico per lo spettacolo italiano, giovedì sera, che ha visto sulle tavole del teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro riunirsi in un’unica scena Giò Di Tonno, Graziano Galatone e Vittorio Matteucci ne “I tre moschettieri” per il Festival d’autunno di cui è direttrice artistica da 22 anni Antonietta Santacroce.

Tra il pubblico, che ha riempito il teatro fin sopra al loggione, molti hanno rivissuto l’emozione di rivedere questi artisti insieme, nei panni di Athos (Di Tonno), Aramis (Galatone) e Porthos (Matteucci) e per qualche istante i timbri vocali di tutti e tre, in sincrono, hanno riportato inevitabilmente alla memoria la loro interpretazione di “Bella” in Notre Dame de Paris di 23 anni prima.

Al di là della inevitabile evocazione, questo spettacolo per la regia di Giuliano Peparini è stato concepito come Opera pop e la carica di coinvolgimento ha raggiunto livelli molto alti, in crescendo, partendo dalla scena iniziale di impalcature attorno a cui si muovono i ballerini vestiti da operai ma che a sorpresa si rivelano elementi fondamentali nella dinamica dell’opera con il capo squadra che diventa il narratore onnisciente, Alexandre Dumas, (Roberto Rossetti) e le strutture di acciaio che si trasformano, con cambi scenografici veloci supportati da proiezioni in digitale, per ambientazioni varie, dalla taverna dei moschettieri, alla residenza di Richelieu, allo sfondo che incornicia l’incontro romantico tra D’Artagnan (Sea John) e Costanza (Beatrice Blaskovic).

Camilla Rinaldi impersona una Milady sensuale e crudele, opposta alla Costanza dolce e raffinata di Beatrice Blaskovic. A tessere gli intrighi di potere è Cristian Mini, un Richelieu profondo e misurato, spalleggiato da un Leonardo Di Minno nei panni di Rochefort, personaggio pungente e inquietoDa menzionare anche la performance di Gabriele Beddoni, sorprendente nel ruolo di Planchet.

Le musiche firmate da Giò Di Tonno hanno espresso anche tutta la sua ormai più che ventennale impronta, quasi un senso di appartenenza ad un genere, tutto italiano, di cui, possiamo dirlo, lui soprattutto ne è diventato un emblema ed i testi, invece, sono stati scritti da Alessandto Di Zio, le coreografie sono di Veronica Peparini ed Andreas Muller, disegno e scenografie di Marco Palmieri con la produzione del Teatro Stabile d’Abbruzzo e Stefano Francioni.

Antonietta Santacroce, è salita sul palco dopo il bis atteso della canzone d’apertura “Parigi” insieme ai partner del Festival per consegnare il simbolo della città di Catanzaro, il “Cavatore” realizzato dal Maestro orafo Michele Affidato.

Foto e video di Rosa Critello

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