di Danila Letizia 

L’interpretazione di Cleopatra nell’opera omonima inedita per Il Festival d’autunno di Antonietta Santacroce è stata affidata a Jennifer Ciurez, giovanissima soprano, che ha rispecchiato in realtà l’identikit scientifico della regina d’Egitto.

La sua folta chioma naturalmente riccia, adornata in scena con filamenti dorati, pare infatti corrisponda ad uno studio effettuato dall’università di Cambridge già diciassette anni fa che descrive così il volto della sovrana appartenente alla dinastia tolemaica: <gli occhi pieni di luce e grandi, allungati, sorpresi. Gli zigomi solidi, le labbra carnose, il mento piccolo e un’acconciatura ordinata fatta di ciocche arricciate separate tra di loro> e quindi non capelli lisci come l’immagine anche cinematografica della grande Hollywood con la celebre Liz Taylor ha voluto tramandare.

Nella struttura musicale riscritta da Alessandro Meacci che ha voluto privilegiare, su libretto originale di Marco Maria Tosolini, non le arie a cui si è abituati nel genere lirico ma un’evocazione vocale in connubio con la sua originale partitura alternata al recitato, Jennyfer alias Cleopatra VII si è destreggiata con abile padronanza della voce e dell’appropriazione dello spazio scenico esprimendo la sensualità insita nella figura femminile di questa icona egiziana.

Non da meno l’altro soprano Sara Ghiglia nelle vesti di Ottavia minore che è riuscita a far valere le sue capacità canore pur inserite in un’architettura volutamente lontana dal classicismo e che comunque è stata impreziosita dall’inserimento di strumenti originali egiziani, come il Sistro, simbolo di Iside, la Lira, l’Aulos ricostruiti per l’occasione dall’artigiano Enzo Laurenti ed utilizzati dalla Roma Tre Orchestra ed utilizzati con una colta miscellanea insieme a sonorità elettroniche contemporanee.

La regista Erica Salbego, ha voluto che la figura di Plinio il Vecchio (Anton Giulio Onofri) che ha parlato di Cleopatra nella sua Naturalis Historia, introducesse l’opera presentandosi sul proscenio, usufruendo anche di proiezioni sullo sfondo che hanno evocato piramidi e figure egizie a cura della digital artist Annalisa Scarpa.

Altri personaggi in scena sono stati Karol Filich nei panni di Tolomeo XII, il tenore Charles-Isaac Denyse (Marco Antonio), l’altro tenore Artur Sadlon (Ottaviano) ed i danzatori Scuola di Danza del Teatro Politeama, che hanno abitato lo spazio scenico con movimenti misurati e rituali, creando quadri coreografici dialoganti con la musica e con la proiezione digitale.

Il debutto di “Cleopatra” è stato possibile grazie alla coproduzione del Festival con la Roma Tre Orchestra, sostenuta dalla Fondazione Carical e da una rete di partner pubblici e privati.

Prima dell’inizio dello spettacolo, al compositore Alessandro Meacci è stato consegnato il “Cavatore d’argento”, simbolo della città, realizzato dal maestro orafo Michele Affidato e consegnato dal presidente della Fondazione Carical Gianni Pensabene.

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