di Salvatore Condito

Stalettì – È stata intitolata una via alla memoria di Antonio Squillacioti, medico condotto per diversi anni nella Comunità stalettese: una figura esemplare che ha lasciato un forte ricordo nelle persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo come uomo e come professionista.

Una cerimonia semplice ma carica di emozioni: il sindaco Mario Gentile, insieme alla famiglia Squillacioti, ha scoperto la targa che ricorderà alle future generazioni il nome del grande medico condotto.

Antonio Squillacioti, originario di Guardavalle, ha studiato Medicina e Chirurgia a Roma.

Studente brillante e scrupoloso, si trasferisce a Stalettì per iniziare la sua attività. Erano altri tempi, il medico condotto rappresentava tutto e il dottor Squillacioti ricopriva anche la carica di ufficiale sanitario.

Le sue giornate erano piene e cariche di impegni: la mattina svolgeva il servizio ambulatoriale e poi il pomeriggio, dopo le diciassette, con la sua cinquecento bianca, iniziava le visite domiciliari. Scrupoloso nelle diagnosi, ascoltava con attenzione i pazienti per poi procedere alla vera visita: l’auscultazione, la misura dei parametri e la scelta della terapia: non sbagliava mai!

Non era solo il medico della Comunità, era l’amico, il consigliere, la persona sempre presente e attenta. Per il dottore non esistevano sabati e domeniche, il citofono della sua casa squillava di notte e di giorno e lui correva a visitare tutti, senza guardare orari e festività.

Ha avuto anche una parentesi politica candidandosi a sindaco ma perdendo le elezioni. Da capogruppo di minoranza si ricordano i suoi interventi sempre a favore della crescita della Comunità. Considerava molto i valori della famiglia e i suoi figli hanno tutti seguito una strada professionale: pediatra, farmacista, avvocato, ottico, imprenditore.

Nel corso della sua attività, tante erano le dinamiche che facevano capire come lui non era solo un medico ma era sensibile al dolore delle famiglie.

Mi raccontava un genitore, oggi anziano, che suo figlio aveva paura di ingoiare le compresse dell’antibiotico per curare una brutta faringite.

Una sera, alle ventitré, il dottor Squillacioti si presentò in quella casa per accertarsi che il giovane paziente avesse iniziato la terapia. Sarebbero tantissimi gli aneddoti che raccontano la premura di questo grande medico nei confronti degli ammalati. Non esistevano orari di chiusura del suo ambulatorio: spesso, la moglie rinviava e spostava pranzo e cena perché per il dottore prima di tutto venivano i suoi pazienti. Era molto stimato da tutti i medici del comprensorio e tanti suoi colleghi venivano da lui per sottoporgli casi clinici: era infallibile, era unico.

Oggi, questa targa rappresenta non solo un ricordo alla sua memoria ma anche l’esempio di una persona di grande spessore che ha saputo non solo curare le malattie, il corpo, ma anche le anime. Ha sempre dato importanza ai veri rapporti umani, all’ascolto di tutti. Non si potrà mai dimenticare quel suo sorriso e quella sua contagiosa empatia.

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