di Danila Letizia

È bastata la sua prima nota con “Stringimi” per suscitare una specie di rapimento estatico nella folla di età varia che si è preparata ad accogliere, in piazza Dogana nel quartiere Lido di Catanzaro, il concerto di Silvia Mezzanotte e così è stato fino alla fine.

<Mi sono divertita molto l’altra sera – ci ha detto Silvia al telefono alcune ore dopo il concerto avendo già raggiunto la sua città, Bologna – ho ricevuto tanti feedback belli come sempre quando vengo dalle vostre parti sia che si tratti di luoghi sulla costa che nell’entroterra della Calabria>.

Immagino che ti sentirai dire spesso che la tua voce produce un evidente effetto da pelle d’oca e si può davvero affermare che il tuo non è solo mestiere ma missione di vita.

<Sì, spesso ricevo questo tipo di riscontro dalle persone ma non mi abituo mai e poi mi fa piacere che riesca a trasmettere questo perché è vero ciò che dici, è proprio una missione per me, ho ricevuto un dono e quello che ci tengo a fare soprattutto e far arrivare l’emozione è toccare l’essenza delle persone, riuscire anche solo per il tempo del concerto a scardinare le loro maschere>.

C’è una tra le tantissime canzoni che fa emozionare di più Silvia?

<Si, è “Silvia, che freddo” che è stata scritta da una mia amica, Grazia Verasani e che recita così ad un certo punto: Silvia che freddo, tu che hai l’Islanda nel petto… fiocchi di neve nel letto scioglierai ai ai come grandine al sole il tuo cuore scioglierai ai ai e si chiamerà amore e sarai bella da morire… È nata dopo una sera a cena in cui probabilmente lei è riuscita a percepire la me interiore oltre che la Silvia che sale sul palco dove si sente completamente a suo agio>.

Hai detto anche in concerto che a soli cinque anni volevi già fare la cantante, quindi ritorna proprio il tema della missione di vita ma quali ostacoli hai incontrato?

<L’ostacolo principale sono stata io, per paura del giudizio. Fino all’adolescenza ho impedito che mi ascoltassero cantare, poi a 23 anni ho iniziato a cantare in pubblico, un po’ di pianobar poi nel 1990 nella categoria Giovani di Sanremo con la canzone “Sarai grande” e la mia voce mi ha fatto capire che l’unico posto dove non mi sentivo a disagio era il palcoscenico>.

Quali programmi ora?

Sicuramente la collaborazione che ho con Filippo Arlia ed il conservatorio Tchaikovsky iniziata nel 2017 con Duettango, omaggio ad Astor Piazzolla, mi riporterà a Catanzaro, poi la celebrazione del 50mo con Carlo Marrale “Stasera, che sera” e contemporaneamente a novembre “Silvia Mezzanotte canta Mina” e tante altre cose.

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