di Domenico Narda
Alla fine di ogni estate in Calabria si è chiamati a fare bilanci delle attività turistiche e della situazione ecologica dei nostri mari sottoposti ad una pressione antropica sempre più pesante. Chi ha campionato i nostri mari di quest’estate ci dice che nel 57 per cento di prelievi nelle acque in prossimità della costa si registrano valori superiori ai limiti di legge per la presenza di Escherichia Coli (che non è una nuova bibita americana). Ma non è solo questo che lascia ferite nell’ambiente, il mancato rispetto delle aree protette per maleducazione o dolo da parte dei bagnanti è pesante almeno quanto l’inquinamento da liquami non depurati.
In particolare, chi ha avuto modo di visitare in questi mesi le zone a protezione speciale della scogliera e dei fondali di Staletti, si sarà accorto di come gli organismi marini si stiano rarefacendo sempre più rapidamente. D’altra parte, quando decine di imbarcazioni entrano addirittura nelle insenature più profonde della scogliera, scaricando carburanti dai motori, o quando gli organismi viventi vengono prelevati perché diventino trofei o elementi di acquari, o quando ancora, sedicenti pescasportivi armati di fiocina nel bel mezzo dei luoghi di balneazione praticano attività predatorie senza limiti e ritegno, allora si capisce il motivo della distruzione rapida della biodiversità. E tutto questo nell’assenza di controlli da parte delle amministrazioni comunali, degli enti di tutela dei parchi, e con solo l’episodica apparizione della guardia costiera che ogni tanto riesce a spaventare qualche pirata col motoscafo lanciato a tutta velocità a pochi metri dai siti di conservazione.
Ad onor del vero la guardia costiera da sola si è data da fare nel corso degli ultimi anni sanzionando amministrazioni comunali (Stalettì, Squillace, Soverato) per l’irregolarità dei depuratori, ma ciò non basta, per un controllo serio durante l’estate ci deve essere un presidio costante nei luoghi sensibili. Che il mare non sia esattamente pulito ce ne accorgiamo tutti quando facciamo il bagno, non c’è bisogno della goletta verde, d’altra parte il Mediterraneo è un mare chiuso dove mezzo miliardo di abitanti lungo le sue coste scaricano i prodotti di centinaia di depuratori nella gran parte dei casi mal funzionanti. Questo mare, considerato che riceve acqua dall’oceano solo attraverso lo stretto di Gibilterra, ha un tempo di ricambio di circa 80 anni; questo vuol dire che una goccia d’acqua inquinata verrà sostituita da una pulita soltanto dopo questo lungo intervallo. Le biocenosi più minacciate sono le praterie di posidonie, che non sono in grado di reagire alla rapida perdita di trasparenza delle acque e al deposito di sedimenti sempre più massiccio, che ne impediscono la fotosintesi.
Ma chi in questi anni ha controllato l’evolversi in negativo della situazione biologica dei fondali di Stalettì si è reso conto della scomparsa o la rarefazione di decine di specie viventi di flora e fauna locale. Senza dimenticare che questo Sito di Interesse Comunitario è anche una nursery per gli avannotti di molte specie di pesci e lo squilibrio dell’ecosistema incide sulla catena alimentare e quindi sull’esistenza stessa delle varie specie ittiche. A solo titolo di esempio possiamo dar conto della scomparsa da molte aree della scogliera di Copanello di alcune spugne: l’Oscarella Lobularis blu e bianca, la Petrosia Ficiformis, la Tethya aurantium (arancia di mare), Ircinia Variabiis rosa. Nell’area della scogliera
di Torrazzo l’Anchinoe Azzurra, l’Anchinoe Rossa, la Spugna Cavernosa, la Spugna Rete Bianca. Nell’area di caminia : la Tedania la Dysidea Incrustans. Non se la passano bene neanche gli echinodermi: la Stella Serpente, la Stella Arancio quest’anno non si sono mai viste, verosimilmente prelevate dai bagnanti per il puro gusto del vandalismo. Il riccio di mare Paracentrotus Lividus (chiamato erroneamente riccio femmina) non esiste più nella scogliera, fatto oggetto di caccia spietata perché buono x il sugo degli spaghetti. Così come non si trova più il gamberetto maggiore (presente in zone circoscritte delle vasche di Cassiodoro) o il curioso Vermetide fra i molluschi e fra i Briosoi la Myriapora Truncata è sempre meno presente. La lista è approssimata per difetto ma da già l’idea dello scempio in atto nel silenzio più totale di chi dovrebbe provvedere alla salvaguardia di questo patrimonio, associazioni ambientaliste comprese.



