Edoardo Savino, Andrea Pacini e Tim Ellison: tre nomi diversi, tre persone diverse, che non si conoscono e non hanno nulla a che fare tra loro…o forse no
Edoardo è un ragazzino di tredici anni, pilota di moto da quando ne aveva quattro. Nel 2024 ha esordito in PreMoto3, nel Campionato Italiano Velocità, dopo aver corso sulle minimoto, sulle MiniGP e sulle Ohvale da quando la sua carriera è iniziata. In meno di dieci anni di gare ha vinto titoli importanti, di cui i più importanti: due Campionati Interregionali Minimoto, un Campionato CAM in Andalusia con le Ovhale (moto più grandi, di cilindrata 110), due Campionati Italiani (Junior A nel 2019, Junior B nel 2020), un Trofeo Simoncelli, una Coppa Italia, un Campionato Europeo, un Campionato Ohvale 190.
Andrea è un ex parà di 36 anni che ha perso l’uso delle gambe un sabato del febbraio 2008, il 23, a seguito di un incidente in moto. Da quel giorno, in cui il destino ha provato a spegnere la sua immensa passione per il volo, Pacini non si è arreso e ha fatto il massimo che poteva dalla situazione in cui era. Niente lamentele, niente rimpianti, senza neanche pensare a quando ancora poteva utilizzare le gambe: così Andrea Pacini è tornato a volare, coinvolgendo altri ragazzi disabili e insegnando loro a farlo presso l’Aereo Gravity di Milano.
Tim, ex pilota della Royal Air Force, è stato il primo disabile in tutta Europa che ha conseguito il brevetto di volo in mongolfiera. E lo ha fatto a Mondovì, la mia città, sotto la guida di due istruttori, John Aimo e Brian Jones, che nel lontano 99 compì il primo giro del mondo in mongolfiera. L’impresa è poi stata documentata dalla televisione inglese BBC. Ellison è paraplegico dal 1992, quando il suo Harrier (caccia a decollo verticale) precipitò per un’avaria nel motore: ed è da allora che non si è mai arreso. Negli Stati Uniti ha ottenuto la licenza di pilota di linea ed è stato il primo paraplegico al mondo a riuscirci. Ha fondato poi un aeroclub per disabili in Inghilterra, circumnavigato il mondo in aereo nel 2001 ed è diventato pilota di mongolfiera. Sull’involucro verde che ha volato sopra Mondovì la scritta “Dare to dream”, osa sognare, esattamente ciò che lui è stato in grado di fare.
Ma perché siamo finiti a parlare di tre persone diverse di tre età diverse, tre discipline diverse che non hanno niente in comune? Beh, in realtà una cosa in comune ce l’hanno: amano lo sport e lo praticano tutti e tre, nonostante Andrea e Tim siano diversamente abili. Perché lo sport non fa distinzioni e il solo fatto di praticarlo unisce. Non importa quale: gli sportivi sono tutti uguali, persone che nel loro contesto si impegnano al massimo per vincere ed essere i più forti di tutti. Nel motociclismo, così come nel paracadutismo, nei voli in mongolfiera e nel nuoto, non ha importanza la razza di chi partecipa, la religione o il colore della pelle, gli usi e i costumi, l’unica cosa che conta è che ogni partecipante, dal primo all’ultimo, in gara è un atleta che lotta per vincere. Nel mondo delle due ruote, per esempio, sotto la visiera c’è lo sguardo di chi cerca la concentrazione per dimostrare a tutti di che pasta è fatto e imporsi. Nulla ha importanza, non la statura, non la forma degli occhi, non i gusti personali…niente di tutto ciò: perché colui che vincerà sarà la persona che di fronte alle difficoltà non si arrenderà, ma sarà in grado di abbattere il muro davanti a se per farne una scala e spiccare il volo. È questa voglia di vincere e ancor di più l’amore per lo sport, il fuoco della passione, la voglia di non arrendersi e continuare a praticare la disciplina che più si ama, nonostante a volte la vita ci ponga davanti ostacoli che paiono insormontabili, che accomuna chiunque pratichi sport. Perché nello sport così come nella vita, nessuno è diverso, siamo tutti uguali, siamo tutti umani. E la semplice passione per lo sport, unisce chiunque. Perché ognuno di noi, dal bambino di colore alla donna sovrappeso, senza dimenticare il ragazzo in sedia a rotelle, ha pianto di gioia quando l’Italia di Mister Mancini espugnava Wembley davanti a 55.000 inglesi alzando la coppa al cielo. Viva lo sport, che in un modo o nell’altro unisce sempre tutti coloro che hanno un cuore abbastanza grande per piangere lacrime di felicità quando vincono, e hanno la forza di saper accettare la sconfitta e rimboccarsi le maniche quando perdono. Questa è la vera essenza dello sport, questa è la mia storia per voi.
Luca Tealdi

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