Quanti peones della Terza Repubblica rinuncerebbero al loro lauto stipendio?
Il governo Conte potrebbe cadere. Troppo evidenti, ormai, le differenze tra i due alleati di maggioranza: Lega e 5 Stelle. E non sembra più il solito giochino tra “poliziotto buono e poliziotto cattivo” per tenere buoni i propri attivisti e militanti in vista delle Europee. Il rischio crescente, che impaurisce un po’ tutti, è quello di dover imporre improvvise scelte impopolari, come l’aumento dell’Iva o una nuova manovra correttiva. E questo sta sparigliando le carte in maniera repentina. Ma sarà anche la fine anticipata della Legislatura? Questa seconda opzione appare lontana e improbabile. Ci sono 14.634 motivi che mantengono i nostri parlamentari ben saldi sulle loro poltrone. E’ la cifra media che intascano, mensilmente, i nostri deputati e senatori, al netto delle tasse. Poi bisogna anche aggiungere 4.180 euro di spese di mandato e circa 1.650 euro al mese per rimborso per telefoni e trasporti. Ovviamente, senza considerare le eventuali indennità aggiuntive di funzione. Insomma, non è credibile che tanti disperati peones e miracolati della Terza Repubblica mollino la sedia per assecondare i colpi di testa di Salvini o Di Maio. Molto più facile che nasca un partitino di “responsabili” in grado di tenere in piedi la nuova maggioranza che sorgerà dalle ceneri di quella attuale. Ma sarà a guida tecnica o politica? Pensando ai numeri, Salvini resta il principale indiziato per il dopo-Conte. Oltre a tirarsi dietro Forza Italia e Fratelli d’Italia, attirerebbe a sé un buon numero di 5 Stelle “delusi” o peones di cui sopra. Ma a quel punto, il ritrovato ruolo d’opposizione dei grillini potrebbe ridare fiato e vigore al Movimento, sgonfiando lo slancio di crescita dei leghisti e del Pd. Variabili che tutti stanno accuratamente valutando in queste ore, nelle segrete stanze delle segreterie politiche. Qualcosa di più si capirà, certamente, dopo il 26 maggio. Se la Lega sfonderà la quota psicologica del 35-40 per cento e il Pd supererà di nuovo l’M5S allora, forse, sì che la voglia di elezioni anticipate conquisterà la maggioranza in Parlamento.
di Francesco Pungitore
giornalista professionista


