L’inchiesta che la Dda di Catanzaro ha chiamato “Lande desolate” non sta provocando una bufera solo sul governatore Mario Oliverio, ma su tutta la Cittadella. Se il presidente è infatti stato raggiunto da un obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, l’indagine coinvolge anche altri dirigenti della Regione Calabria come Luigi Zinno e Rosaria Guzzo. Il primo manager (già dirigente del dipartimento Programmazione nazionale e comunitaria) è finito agli arresti domiciliari nella qualità di dirigente del dipartimento Infrastrutture e lavori pubblici, la seconda è stata invece sospesa dall’esercizio del pubblico ufficio ed è finita nell’inchiesta in qualità di dirigente responsabile del Settore Ragioneria della Regione. Intanto sono in corso due nuovi blitz della Guardia di finanza che hanno bloccato gli uffici della Presidenza, quelli della Ragioneria e quelli della direzione generale dei Lavori pubblici e del dipartimento per la gestione dei fondi comunitari. In alcuni uffici sono stati apposti i sigilli in altri invece sono stati convocati i dipendenti delle singole strutture e a questi è stato esibito il provvedimento di sequestro e di acquisizione di una serie di documenti riguardanti gare d’appalto e utilizzo di finanziamenti comunitari. In particolare gli uffici presi di mira sono quelli della dirigente Guzzo, originaria di Cosenza e confermata nel delicato incarico da Oliverio che lì l’aveva trovata per nomina della giunta Scopelliti e segnatamente con provvedimenti dell’allora assessore Giacomo Mancini Jr e del presidente Giuseppe Scopelliti. Altro ufficio letteralmente messo ai raggi-x è quello del dg Zinno, nominato da Oliverio. Poi massima attenzione anche per gli uffici di Vincenzo De Caro che alla Cittadella ci arriva non in quanto dirigente regionale ma nella qualità di consulente per le opere pubbliche. Diversi finanzieri, infine, hanno messo i sigilli agli armadi contenenti le pratiche istruite o in via di istruzione nel settore della Programmazione comunitaria, retta dalla dirigente Paola Rizzo, anche questa originariamente nominata dalla giunta Scopelliti e poi confermata dal presidente Oliverio.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip Pietro Carè su richiesta della Procura guidata da Nicola Gratteri, e l’indagine è coordinata dai sostituti Alessandro Prontera e Camillo Falvo e dagli aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla. Le accuse contestate a vario titolo vanno dalla corruzione al falso in atto pubblico, dall’abuso d’ufficio alla frode in pubbliche forniture. Al centro dell’inchiesta ci sono gli appalti per l’ammodernamento dell’avio superficie di Scalea e per gli impianti sciistici di Lorica. Le indagini, spiega la Dda, hanno fatto emergere «il completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la Regione Calabria, alle esigenze del privato imprenditore (Giorgio Barbieri, ritenuto vicino alla cosca Muto, ndr) attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori ovvero l’attestazione di documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all’imprenditore l’erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari non spettanti». La Procura evidenzia poi la «spregiudicatezza» dell’imprenditore romano che avrebbe «impegnato poche decine di migliaia di euro a fronte di diversi milioni di euro previsti nei bandi di gara, circostanza ampiamente conosciuta e avallata dai soggetti preposti al controllo ed alla erogazione delle somme, nonché dalle figure politiche coinvolte».


