Il timore è che il corpicino possa essere stato trasportato dal fango e dai detriti molto in profondità. Questo spiegherebbe perché anche i cani molecolari non stiano riuscendo a fiutare il bimbo.Le tecniche che stiamo usando  vanno a sondare il terreno arrivando fino a quattro metri di profondità, rilevando in particolare oggetti metallici. L’area in cui la ricerca viene effettuata è vastissima, si ipotizza possa arrivare ad includere due chilometri quadrati. Il tutto mentre il terreno è ancora bagnato, con vasti strati di fango e pietrisco. Diversi i mezzi meccanici usati ma c’è anche chi scava a mani nude, con gli occhi lucidi e la fronte bagnata dal sudore. Un religioso silenzio accompagna il lavoro dei volontari, molti dei quali restii a rilasciare dichiarazioni, presi solo dal desiderio di trovare Niccolò, «di ridarlo al papà». Un papà che non ha mai abbandonato la zona, partecipando alle ricerche e rimanendo a fianco dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, della Croce Rossa e dei volontariVuole essere il primo, ha detto, a prendere in braccio il bambino quando verrà ritrovato. Ieri l’autopsia sui corpi della mamma Stefania e del fratello Cristian.

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