Si allunga la lista dei collaboratori di giustizia nella città di Cosenza. Gli ultimi a saltare il fosso sono Celestino Abbruzzese detto “Micetto” e sua moglie Anna Palmieri. Il primo condannato a 13 anni e 4 mesi; per la donna invece gli anni da scontare sono 10. A fine ottobre anche la suprema corte di Cassazione aveva confermato le sentenze emesse dalla corte di Appello di Catanzaro per il procedimento “Job Center”, seguìta all’inchiesta condotta dalla Distrettuale antimafia di Catanzaro congiuntamente alla Procura di Cosenza nel settembre del 2015. I coinvolti nel procedimento sono stati condannati a vario titolo di associazione a delinquere dedita al narcotraffico. Sono 5 gli imputati del procedimento ad avere intrapreso la strada della collaborazione con la giustizia. Prima di Abbruzzese e Palmieri, infatti, si erano pentiti anche Francesco Noblea, Marco Paura e Vincenzo De Rose.  Quella di Celestino Abbruzzese è una collaborazione che potrebbe rivelarsi importante per gli inquirenti. Lui, figlio dello storico reggente della cosca degli Abbruzzese, potrebbe rivelare i legami della famiglia con il territorio della provincia di Cosenza e non solo. Fioravante Abbruzzese, detto “Banana”, padre del nuovo collaboratore di giustizia, nonostante sia detenuto è ritenuto dagli investigatori una delle personalità di spicco nel panorama criminale del clan degli “Zingari” di Cosenza. Gli Abbruzzese, così come accertato in diversi procedimenti giudiziali, per tramite dei loro sodali erano il canale di approvvigionamento delle sostanze stupefacenti nella città di Cosenza visti anche gli ottimi rapporti con la criminalità di Cassano allo Ionio. È possibile che “Micetto” ai magistrati della Dda di Catanzaro spieghi e racconti le dinamiche legate alla morte di Luca Bruni alias “Bella Bella”, e anche come siano cambiati i percorsi per l’approvvigionamento degli stupefacenti da quell’omicidio no all’operazione “Job Center”. Con lui, inizia a collaborare anche la moglie Anna Palmieri, ritenuta sua valida collaboratrice in base al quadro criminale ritratto dagli investigatori nel corso delle indagini. Un brusco cambio di idea per Celestino e consorte. Fu quest’ultima, subito dopo aver appreso la notizia dell’inizio della collaborazione di giustizia di Marco Paura, a esternare su Facebook tutto il suo disappunto per la scelta. «I traditori non la passeranno liscia – scrisse sul social network –, io sono a casa ma mio marito non morirà in carcere». Nei giorni scorsi la donna non è stata tradotta dal carcere nel Tribunale di Cosenza per assistere a un processo che la vede imputata per la violazione di prescrizioni sulla sorveglianza speciale insieme a Francesco Noblea.

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