di Domenico Narda

STALETTÌ (CZ) – Sono i Fondali di Stalettì, un ecosistema marino di appena 46 ettari ma dal valore ecologico inestimabile, protetto dall’Unione Europea sotto l’egida della Rete Natura 2000. Questo network continentale, nato dalle Direttive comunitarie “Habitat” e “Uccelli”, mira a garantire la sopravvivenza a lungo termine delle specie e degli habitat più rari d’Europa.

Per trasformare le direttive europee in azioni concrete, la Regione Calabria ha adottato specifiche delibere di Giunta, affidando la gestione operativa del sito all’Ente per i Parchi Marini Regionali (EPMR). I Piani di Gestione della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) di Stalettì introducono regole ferree contro l’impatto delle attività umane. In particolare, i SIC (Siti di Interesse Comunitario) in questa zona della fascia jonica nascono con lo scopo precipuo di salvaguardare la Posidonia oceanica, una fanerogama marina fondamentale per la conservazione degli altri organismi acquatici dell’ecosistema.

In realtà c’è molto altro da tutelare fra le insenature della scogliera, e la norma che istituiva le aree di conservazione concludeva con un richiamo alla necessità di catalogare e classificare le varie specie esistenti, oltre che di monitorare lo stato di salute della biodiversità del luogo.

L’invito ha avuto un seguito? Qualcuno sa quante specie di organismi marini popolano la scogliera? Qualcuno ha valutato di quanto negli anni sia stato il depauperamento di flora e fauna? Ci sono stati i controlli auspicati e previsti?

Abbiamo chiesto a subacquei che si sono interessati all’argomento e che hanno raccolto dati nel lungo periodo: il degrado negli anni è costante, la perdita di biodiversità inarrestabile. Sono a conoscenza di queste cose gli organi preposti alla tutela di questo patrimonio marino? Pare di no.

Ogni tanto, nelle conferenze locali che trattano questi argomenti, si sente parlare di danni dovuti all’aumento delle temperature dei mari. Niente di più vero — ci mancherebbe che qualcuno mettesse in dubbio le trasformazioni esiziali dovute al clima terrestre (ce ne siamo accorti tutti quest’estate) —, ma accanto a questo c’è dell’altro. Chi di solito frequenta la zona da Pietragrande a Copanello si rende conto che nel giro di un quinquennio è sparito completamente il Paracentrotus lividus (riccio femmina, in realtà una specie a sé stante e protetta da un DM del ’95), quello utilizzato per il sugo degli spaghetti al riccio di mare.

Qui il clima non c’entra, altrimenti sarebbe sparito anche l’Arbacia lixula (riccio maschio, che invece gode di ottima salute perché inutilizzabile dagli chef stellati); c’entrano invece decine di sub prezzolati che hanno ripulito l’intera scogliera. Fino a qualche anno fa, nello stesso luogo, non era raro imbattersi nell’Octopus vulgaris (polpo comune), ma gli stessi sub di cui sopra hanno pensato bene di cancellarlo dall’elenco delle specie che fanno parte dell’habitat. D’altra parte, vuoi mettere farsi a casa un bel carpaccio di polpo? …e la biodiversità? Lasciamo che se ne occupino gli ambientalisti.

Non sfuggono al destino di far parte dei trofei da mostrare agli amici di qualche bagnante cialtrone gli echinodermi a forma di stella (Echinaster sepositus, Ophidiaster ophidianus, Hacelia attenuata): qualche anno fa numerosi, ora si salvano poche unità, solo se sanno rimanere ben nascoste negli anfratti delle rocce.

Qualcuno è forse intervenuto per sanzionare questi loschi personaggi? Sembrerebbe di no, ma se si hanno notizie diverse, Telejonio è qui apposta per trattare l’argomento.

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