di Danila Letizia
Can Yaman, atteso ospite della ventitreesima edizione del Magna Graecia Film Festival, ideato dai fratelli Casadonte e coordinato da uno dei due, Gianvito, è arrivato tra tanto clamore.
Apparso prima sulla scalinata del palazzo municipale di Soverato per la conferenza stampa e dopo un paio d’ore sul rosso tappeto che porta al palco principale per essere intervistato da Antonio Capellupo, ha sicuramente lasciato un segno nel pubblico, non certo per la sua avvenenza scontata ma soprattutto per alcune pieghe della sua voce nelle risposte che hanno lasciato pensare ad un carattere più selettivo di quello che si immaginerebbe se ci si lasciasse solo ingannare dalle apparenze.
Un pizzico di nostalgia e ferma consapevolezza del suo percorso, di vita e non solo artistico, è trapelata parlando dei suoi studi 13 anni or sono in Giurisprudenza che, però, ha confessato “mi hanno aiutato a sviluppare una memoria analitica che applico ora nel lavoro di attore”.
Can ha espresso un riconoscimento alla Calabria che lo ha accolto per cinque settimane per girare le scene di Sandokan, andato in onda sulla Rai lo scorso autunno, e poi ha notato: “la luce che c’è in alcuni paesaggi di questa vostra terra è un elemento che mi ha colpito, non si trova dovunque”.



