Un metodo barbaro e di stampo mafioso per bruciare i boschi calabresi, trasformare i terreni e intercettare i fondi UE.
La ferma denuncia del Dirigente Nazionale Carlo Callegari.
Non si tratta di semplice incuria o di fatalità estive: dietro i devastanti incendi che stanno flagellando la vegetazione boschiva della Calabria si nasconde una regia criminale spietata, strutturata e metodica. A denunciarlo con forza è il Partito Animalista Italiano, che ha annunciato la presentazione di un articolato esposto alla Procura della Repubblica contro ignoti.
Al centro della denuncia c’è l’utilizzo di una prassi agghiacciante: l’impiego dei cosiddetti “gatti torcia”. Un metodo disumano che consiste nel legare alla coda di poveri felini ignari uno straccio imbevuto di liquido infiammabile. Una volta dato alle fiamme l’innesco, gli animali vengono liberati: terrati dal dolore e dal fuoco, fuggono d’istinto a perdifiato nella macchia mediterranea, trasformandosi in inconsapevoli vettori di distruzione e propagando il fuoco in decine di punti diversi contemporaneamente.
La regia delle Eco-mafie: pascoli abusivi e fondi europei
Dietro questa indicibile crudeltà nei confronti degli animali e dell’ecosistema non c’è il gesto isolato di un pazzo, ma la mano tesa delle eco-mafie.
”Siamo di fronte a una natura apertamente dolosa e organizzata che risponde a precisi e storici interessi criminali”, dichiara Carlo Callegari, Dirigente Nazionale del Partito Animalista Italiano. “L’obiettivo finale di questi roghi è la distruzione sistematica del patrimonio boschivo per trasformare illegalmente le aree verdi in terreni da destinare al pascolo, creando così i presupposti per accedere e accaparrarsi sfacciatamente i contributi e i fondi europei destinati all’agricoltura e alla pastorizia”.
I riferimenti legali e le fattispecie di reato
L’esposto che il Partito Animalista Italiano si appresta a depositare grazie all’avvocato Cristiano Ceriello, presidente del Partito, chiama in causa precise fattispecie di reato contemplate dal Codice Penale italiano:
Uccisione e maltrattamento di animali (Art. 544-bis e Art. 544-ter c.p.): L’impiego degli animali come “inneschi vivi” configura una condotta di inaudita crudeltà, punita severamente dalla legge con la reclusione per chiunque cagioni la morte o lesioni a un animale “per crudeltà o senza necessità”.
Incendio boschivo doloso (Art. 423-bis c.p.): La norma punisce chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste. Quando il fatto è commesso con dolo e metodo organizzato, le pene detentive sono ulteriormente aggravate.
Associazione a delinquere di stampo mafioso (Art. 416-bis c.p.): L’esposto punta i riflettori sulla matrice sistemica delle eco-mafie, sollecitando la Magistratura a indagare sulla presenza di una regia criminale organizzata per il controllo del territorio e la truffa ai danni della Comunità Europea.
Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (Art. 640-bis c.p.): Il fine ultimo dell’incendio doloso finalizzato all’ottenimento indebito dei fondi PAC (Politica Agricola Comune) dell’UE integra gli estremi di questo grave reato ai danni dello Stato e dell’Unione Europea.
Un appello alle Istituzioni e alla Magistratura
Il Partito Animalista Italiano, attraverso la voce di Carlo Callegari, responsabile nazionale e Referente per il sud Italia, chiede un intervento deciso, l’impiego di tecnologie di monitoraggio avanzate (come droni e termocamere) e una stretta sui controlli per l’assegnazione dei fondi agricoli nelle aree colpite dai roghi.
Commenta Marilene Bonavita, da anni attivista sul territorio della Locride, in particolare per la difesa dei gatti << Distruggere l’ambiente e torturare gli animali per mero profitto economico è un crimine che la società civile e la giustizia non possono più tollerare>>.


