di Salvatore Condito

Contrastare l’emigrazione sanitaria attraverso un modello organizzativo innovativo, capace di valorizzare le strutture esistenti e mettere in rete le eccellenze mediche calabresi che operano fuori regione. È questa la proposta avanzata dal dottor Francesco Vommaro, ortopedico e traumatologo originario di San Lucido, in provincia di Cosenza, oggi in servizio presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, uno dei più autorevoli centri europei per la chirurgia vertebrale.

Specialista nel trattamento medico e chirurgico delle patologie della colonna vertebrale, dalle deformità dell’età evolutiva fino alle forme degenerative dell’adulto e dell’anziano, il dottor Vommaro ricopre il ruolo di responsabile di Struttura Semplice afferente alla Struttura Complessa di Chirurgia Vertebrale dell’Istituto Rizzoli ed è considerato tra i maggiori esperti italiani nel campo delle deformità vertebrali. Pur svolgendo la propria attività professionale in Emilia-Romagna, il medico non ha mai nascosto il forte legame con la sua terra d’origine. «Sono un calabrese e sarò sempre fiero di appartenere a questa terra, che suscita in me un fortissimo richiamo», ha dichiarato recentemente nel corso di un’intervista rilasciata alla nostra emittente. Proprio dall’amore per la Calabria nasce una proposta che punta a migliorare concretamente il sistema sanitario regionale.

L’idea è quella di creare centri medici monospecialistici, affiliati ai principali poli di eccellenza del Centro-Nord Italia attraverso specifici accordi di collaborazione. Un modello che consentirebbe ai professionisti altamente specializzati, molti dei quali calabresi oggi impegnati in strutture di eccellenza nazionali, di operare periodicamente anche negli ospedali della regione. Secondo il dottor Vommaro, l’obiettivo non è quello di sostituire o mortificare le professionalità già presenti sul territorio, bensì di costruire un sistema di collaborazione stabile, capace di integrare competenze, favorire lo scambio di esperienze e contribuire alla formazione continua degli specialisti locali. Il beneficio sarebbe duplice: da un lato i cittadini potrebbero ricevere cure altamente specialistiche senza essere costretti a lasciare la Calabria; dall’altro il personale sanitario regionale avrebbe l’opportunità di accrescere il proprio patrimonio professionale attraverso un confronto diretto con colleghi provenienti da realtà di eccellenza. Il principio è semplice ma ambizioso: non spostare i pazienti, bensì le competenze. Attraverso convenzioni tra le aziende sanitarie calabresi e quelle del Centro-Nord, i medici specialisti potrebbero prestare la propria attività anche negli ospedali della regione, contribuendo a ridurre i cosiddetti “viaggi della speranza”, con evidenti benefici sia per le famiglie, spesso costrette a sostenere ingenti spese economiche e sacrifici personali, sia per le casse della sanità calabrese. La proposta si fonda sull’idea di fluidificare i percorsi sanitari senza stravolgere l’attuale organizzazione del sistema, valorizzando le strutture esistenti e creando una rete di collaborazioni permanenti tra centri di eccellenza e ospedali calabresi.

L’idea ha già raccolto l’attenzione delle istituzioni calabresi, e dovrà essere valutata nell’ambito delle strategie di rilancio del sistema sanitario regionale. Una proposta che, secondo molti osservatori, rappresenta uno spunto concreto per affrontare una delle principali criticità della sanità calabrese: l’emigrazione sanitaria. Un percorso che punta a riportare competenze e professionalità nella regione, valorizzando i tanti medici calabresi che hanno raggiunto importanti traguardi professionali fuori dai confini regionali e trasformando questo patrimonio di esperienze in una risorsa per il territorio.

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