di Salvatore Condito
Una frase che potrebbe essere un mantra, ma apre uno scenario inedito: la visione che abbiamo delle cose dei fatti del mondo che ci circonda.
Ogni giorno, come componenti di una società, apriamo dialoghi, comunicazioni, messaggi per poi capire ad un certo punto che ci troviamo davanti ad un muro di gomma.
Tutto ci ritorna indietro, per mancanza di accoglienza del messaggio che non viene decodificato, perchè non c’è la capacità cognitiva di mettersi in gioco.
In questi giorni, con l’arrivo dell’estate, le testate giornalistiche sono cariche di titoli ad effetto di territori abbandonati, oppure di amministratori che fanno il “Festival dell’Ovvio”, lodi celestiali con tanto di foto per aver pulito o riparato un bene pubblico.
La domanda sorge spontanea, come diceva Lubrano: “ma quando si fulmina una lampadina o si rompe un vaso o si ripara una buca è un atto straordinario, rivoluzionario oppure sono semplici cose scontate, cosiddette ordinarie?”
Tutto diventa irreale, fantastico, pieno di luci, ma con un fondo di dubbio, per non parlare di quasi commedia all’italiana, da vecchi film dei grandi registi come Fellini e Alberto Sordi: una realtà distorta che sfocia in autocelebrazioni che alimentano vuoti esistenziali che hanno bisogno della folla per apparire in una giornata da ‘protagonista’.
Il problema tra cittadini e istituzioni nasce da un allontanamento di quelle forme democratiche di partecipazione e coinvolgimento. In questi giorni si parla di ‘riforma elettorale’, in sintesi, i cittadini votano una squadra di ‘individuati dai partiti’, impedendo agli elettori, attraverso le “preferenze”, di scegliere chi deve rappresentarli nel Parlamento.
In questi anni, proprio questo sistema elettorale ha portato (vedi statistiche delle percentuali di voti) ad un’allergia alla cabina elettorale, per cui si è sempre di più abbassata l’asticella del voto, mentre aumentano i “pacchetti di voti” di un sistema clientelare che decide chi deve salire e chi scendere dalle poltrone.
La democrazia popolare è diventata una ‘chimera’, portando sfiducia nelle istituzioni, un vero e proprio caos: le nuove generazioni ormai vivono immerse nei social, demandano ai grandi le loro scelte, i paesi si svuotano, i fondi europei non spesi, il PNRR arranca, la regione sprofonda nella miseria e nella povertà intellettuale.
La rassegnazione diventa ‘padrona’, non ci si indigna più, si perde ogni forma di passione politica, tutto viene ‘confezionato’ a monte, per poi offrire al popolo soluzioni alternative.
Oggi si sono rotti i ponti: comunicare diventa un atto di libertà e verità, troppo impegnativo ma nello stesso tempo ‘pericoloso’ perchè si rischia di perdere rendite e privilegi costituiti nel tempo.
La casta cerca sempre di autotutelarsi, impedendo ogni forma di partecipazione e confronto, per cui sembra di viaggiare su autostrade diverse, per cui spesso la comunicazione diventa un eco di se stessa, si sale sui palchi, si fanno conferenze, si scrivono articoli e servizi, ma nel concreto nulla cambia, tutto resta immutato e antico.
Il pressapochismo, l’ignoranza, l’arroganza di sentirsi ‘intoccabile’ regnano sovrane, e il povero, l’invisibile soffre e scompare, perdendosi nei meandri di una società sempre più classista e individualista.
Forse si dovrà toccare il fondo economico, sociale e culturale, per poi risalire la china per poter guardare la luce di un nuovo ‘umanesimo’.


