di Salvatore Condito
Badolato è al centro di operazioni artistiche di memoria e identità, provocazioni e messaggi per alimentare il senso di appartenenza ad un territorio.
Diversi gli artisti che nel corso degli anni hanno preso parte ad una serie di operazioni definite utopiche, ma cariche di profondo spessore umano. Un cenobio artistico grazie al coinvolgimento di due pionieri: Gianni Verdiglione e Giovanna Sgambelluri che da questo borgo crearono un vero circuito di iniziative uniche e d’avanguardia, come la strada della poesia che ancora oggi parla attraverso un lento lavoro dello Scultore Gianni Verdiglione che prosegue le sue performance, come i dialoghi poetici, veri e propri ‘concerti di poesia’ con il coinvolgimento di abitanti e turisti che recitano i versi.
Un nuovo modo di concepire l’arte: artista è colui che ‘contamina’ e anima un borgo, alla ricerca di percorsi di coinvolgimento sensoriale. Oggi possiamo affermare, senza ombra di essere smentiti, che Badolato è un ‘laboratorio vivente’: niente convegni, presentazioni di libri, cerimonie, ma solo un semplice dialogo e ascolto delle persone. L’arte torna nelle strade, nei bar e nelle piazze.
Gianni Verdiglione, insieme a Giovanna Sgambelluri compagna scomparsa un anno fa, ha creato un vero percorso di ‘contaminazioni’, con operazioni artistiche itineranti nella costa ionica e tirrenica: l’Età dell’Oro a Soverato, i canti di Kullervo con un laboratorio di ceramica e centro minori a Zambrone, il Museo Civico a Taverna e altri interventi in tutta la Calabria.
Oggi, la memoria continua nelle provocazioni di Gianni Verdiglione, artista puro, pulito, con l’animo da bambino che nella sua Badolato continua come gli antichi greci a proteggere e custodire la sua terra natia contro ogni forma di oscurantismo. Voglio ricordare come testimonianza un’operazione alla quale partecipai nel 1997 a Badolato con l’Associazione culturale “LA RADICE” che organizzò un evento artistico per il ripopolamento del borgo di Badolato.
Andammo tutti gli artisti e i soci dell’associazione, casa per casa, facendoci lasciare dagli abitanti la loro impronta digitale su un foglio dove c’era scritto un messaggio d’aiuto.
I fogli furono imbottigliati e le bottiglie furono lanciate in mare.
Lanciammo in mare 303 bottiglie, quanto erano gli abitanti stabili del borgo: in seguito, arrivarono dalle coste degli stati del Mediterraneo tantissime lettere indirizzate all’associazione “La Radice”.
Il 26 dicembre del 1997 si arenò la nave Ararat sulla costa di Badolato.
I migranti che trasportava furono ospitati a Soverato e nel borgo nacque una storia di solidarietà e accoglienza umana, si creò il primo ristorante etnico, una storia bellissima di integrazione con i calabresi che aiutarono i migranti sbarcati sulle nostre coste.
Quei bambini, oggi adulti, si sono integrati e vivono nei paesi circostanti: questo mare, queste colline che parlano di storia e civiltà antiche possono essere una speranza per un mondo nuovo dove l’accoglienza e l’ascolto possono essere un balsamo per guarire dall’abbandono e dal degrado che molti centri storici conoscono.
Serve una rivoluzione culturale: Badolato, con le sue provocazioni artistiche, rappresenta un nuovo Umanesimo, un risveglio delle coscienze, un tornare bambini, dove l’armonia e la pace possono essere una realtà e non un utopia.



