di Salvatore Condito
Inizia il tempo della Quaresima e nel 2026 viviamo gli ottocento anni della nascita di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, che ha abbracciato la povertà, trasformandola in scelta di vita.
Un santo straordinario: la sua umiltà e il suo stile sobrio ed essenziale, con una comunicazione di alta spiritualità, ha sempre affascinato studiosi di ogni tempo e lingua.
Assisi, con le sue basiliche, nel tempo è diventata ‘centro di preghiera’ e accoglienza, per la formazione dei novizi, ma soprattutto per i tanti fedeli che da ogni parte del mondo sostano in questo santo luogo per immergersi e vivere la spiritualità.
I luoghi di Francesco rappresentano un ‘percorso di vita’ non solo dal punto di vista spazio-tempo, ma sono luoghi che rappresentano le vette elevate di un uomo ‘illuminato dall’amore verso Gesù che lo ha portato a rompere ogni schema terreno di pensiero’.
San Francesco, attraverso la sua vita, ha rappresentato l’umo vicino a Dio, che si è nutrito della sua parola, introiettandola e imprimendola nella sua carne, diventandone un’unica cosa.
Oggi, mercoledì delle Ceneri, si aprono i quaranta giorni della Quaresima: non dev’essere un periodo penitenziale con stili medievali di fustigazione e rinunce materiali, ma un periodo per chi esce da schemi lineari e liturgici, un periodo di ‘deserto’, come luogo in cui ogni individuo si ‘ferma’ a riflettere sul proprio esistere, sul proprio tempo.
In questa era di velocità e tecnologia, dove tutto diventa accumulo e attaccamento morboso ad ogni nostro desiderio, questi quaranta giorni che ci separano dalla Pasqua ‘passaggio’, diventano un periodo di verifica e apertura al nuovo, come consolidamento di un altro pensiero che ci apre ad una nuova alleanza con Dio.
La vita di Francesco è un ‘distacco’ da ogni cosa, per arrivare al ‘non attaccamento’. Livelli alti di libertà e unione con Dio, per un’esistenza sempre ‘dinamica’, quasi a dimostrare che non abbiamo luoghi per posare il capo, ma ogni angolo, ogni casa può diventare territorio di nuova vita e missione.
San Francesco trascorse la Quaresima del 1211 in isolamento e preghiera sull’Isola Maggiore del Lago Trasimeno, vicino a Perugia. Accompagnato da un amico, visse in una capanna di frasche, digiunando per quaranta giorni e nutrendosi quasi solo di mezzo pane.
I luoghi del Trasimeno legati a Francesco includono il sentiero costiero dove si trova la cappellina che protegge lo scoglio dove il santo sarebbe approdato. Si narra che la tradizione vi veda impressi i segni dei suoi gomiti e delle ginocchia.
Poco più in alto, una seconda cappellina custodisce una pietra considerata il letto del santo durante il soggiorno quaresimale.
Vicino allo sbarco, una cappellina copre la fonte che, secondo la tradizione, San Francesco scavò con le proprie mani per dissetarsi. Si racconta che durante il tragitto in barca per raggiungere l’isola, Francesco calmò una violenta tempesta, mantenendo una candela accesa.
Il soggiorno del 1211, che durò dal mercoledì delle Ceneri alla Settimana Santa, è uno dei momenti di spiritualità più intensi legati alla figura del santo in Umbria.



