di Salvatore Condito

Stalettì – Oggi è la Giornata della Memoria. Il 27 Gennaio del 1945, i soldati dell’Armata Rossa liberarono il campo di Concentramento di Auschwitz, dopo anni di morte attraverso ogni forma di eliminazione (camere a gas, fucilazioni, privazioni e freddo) durante i quali sei milioni di ebrei furono sterminati.

Ricordare è un dovere, un obbligo morale per le nuove generazioni perchè venti di antisemitismo soffiano sull’Europa e anche nella nostra Italia: sempre di più, l’intolleranza e la mancanza di riconoscimento dell’altro prevaricano in ogni rapporto e luogo.

Il concetto di ‘Memoria’ non è solo una ricorrenza ma diventa una forma di ribellione contro l’abuso e l’oscurantismo: il nazismo e il fascismo sono stati due sistemi totalitari che, con le loro dottrine basate sul concetto della ‘superiorità della razza’, hanno creato un solco profondo tra gli esseri umani i quali, invece, fino al giorno prima coesistevano e vivevano pacificamente.

In Italia furono approvate le leggi razziali dal Re Vittorio Emanuele III: gli ebrei avevano perso il loro status di cittadini e privati di ogni diritto, non potevano più esercitare nessuna forma di partecipazione o lavoro, è stata annientata la loro dignità.

‘Memoria’ e ‘Percezione’ diventano due parole che oggi dovrebbero avere un significato profondo, in quanto la storia si ripete e i social che bombardano la nostra mente diventano quasi una scusa naturale per smarrire il concetto di ‘emozione’.

Ogni anno, grazie ad una legge approvata dal Parlamento, la Giornata della Memoria diventa il fulcro del ricordo e ogni canale della televisione trasmette film sulla tematica dello sterminio; le scuole, per fortuna, organizzano eventi e celebrazioni che ricordano la distruzione sistematica di un popolo.

Anche questa Comunità aveva iniziato un percorso per la creazione del “Giardino della Memoria” davanti all’edificio scolastico di via Italia, dedicato alla figura di Anna Frank, la bambina ebrea morta all’età di quindici anni in un campo di concentramento, con la messa a dimora di una targa e dei vasi con i bulbi di tulipani, pianta olandese patria della bambina. Si era sviluppato il concetto di “memoria persistente” e la Scuola, come istituzione, adottava l’aiuola per continuare a mantenerne vivo il ricordo.

La storia si ripete, non solo come eventi negativi ma come ‘occasione’ di apertura mentale: non si può ricordare se non nasce l’esigenza di sentire quel concetto come nostro, che ci appartiene, occorre incarnare e vivere la sofferenza degli altri.

La banalità del male sembra qualcosa di strano: pensare che gli ufficiali nazisti gasavano migliaia di bambini ebrei, per poi la sera appendere l’uniforme, sedersi al camino e prendere in braccio i loro figli, per ubbidire ad un ordine. Ebreo significava per loro uccidere uno scarafaggio, per cui non ‘percepivano’ nessuno scrupolo o senso di colpa.

Oggi applichiamo questo concetto nella nostra vita quotidiana per capire e scoprire cosa realmente ci interessa, cosa ci fa vibrare o creare attenzione per una reazione ‘partecipativa’: tante cose accadono nel nostro territorio ma cosa realmente ci attira ci provoca sdegno e reazione, un interrogativo giusto se percepito come un momento di rinascita e cambiamento di ‘logos‘.

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