di Salvatore Condito
C’è un filo invisibile, ma pericoloso, che unisce i tir fermi sulle statali del Sud e le bombe carta che squarciano il centro di Milano o Torino.
È il segnale di una tenuta sociale ridotta ai minimi termini, dove il disagio economico non trova più canali di mediazione politica e sfocia nella rabbia.
Se da un lato il blocco delle merci mette in ginocchio la catena di distribuzione ed espone l’economia al rischio del reato, dall’altro la guerriglia urbana dei giovanissimi risponde a una frustrazione sistemica.
Quando la protesta smette di essere dialogo e diventa paralisi stradale o scontro fisico con le forze dell’ordine, significa che la fiducia nelle istituzioni è crollata.
L’Italia si scopre fragile, divisa e drammaticamente esposta a una deriva violenta che va ben oltre le legittime rivendicazioni di chi non arriva alla fine del mese.


