Il presidente di Federcasa contesta la denuncia del Codacons sugli 83.813 euro di quota associativa. Di Lieto: «Non siamo noi ad aver giudicato insostenibile quella spesa. Lo ha fatto l’ATERP. E non accettiamo lezioni da chi confonde una richiesta di trasparenza con un attacco alla Federazione».
«Il presidente di Federcasa, Marco Buttieri, ha sbagliato bersaglio. Le sue osservazioni dovrebbe rivolgerle alla commissaria straordinaria dell’ATERP Calabria, che ha firmato entrambe le deliberazioni. Noi ci siamo limitati a leggerle…e a fare delle domande».
Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons, replica alle dichiarazioni con cui il presidente di Federcasa ha definito prive di fondamento le perplessità dell’associazione sulla quota associativa di 83.813 euro impegnata e posta in liquidazione dall’ATERP Calabria.
Buttieri ci racconta quanto sia importante Federcasa, quali attività svolga, quanti lavoratori rappresenti e quali risultati abbia raggiunto. Tutto interessante – prosegue Di Lieto – ma non c’entra nulla con la questione che abbiamo sollevato.
Il 21 luglio 2025, con deliberazione n. 160, l’ATERP Calabria decide di cessare l’iscrizione a Federcasa. Richiama le gravi difficoltà economiche dell’Azienda, un’esposizione superiore a venti milioni di euro per accertamenti IMU e la necessità di contenere le spese. E’ l’ATERP a ritenere che il costo annuale dell’adesione a Federcasa è insostenibile.
Ma il 7 ottobre 2026, con deliberazione n. 268, la stessa Azienda dispone l’impegno e la liquidazione di 83.813 euro in favore di Federcasa. Senza richiamare, nel nuovo provvedimento, la precedente decisione.
«Non abbiamo inventato una cifra. Non abbiamo scritto noi quelle deliberazioni. Non siamo stati noi a dichiarare insostenibile quella spesa. È stata l’ATERP. E se oggi chiediamo conto di due decisioni così difficili da conciliare, non facciamo polemica».
Di Lieto ricorda anche una circostanza che rende ancora più importante un chiarimento da parte dell’Azienda: la commissaria ATERP Iannini, che ha adottato entrambi i provvedimenti, è componente della Giunta esecutiva nazionale di Federcasa, come risulta dalle informazioni istituzionali pubblicate.
«Non attribuiamo a questo incarico alcun significato diverso da quello che ha. Ma resta una domanda: che cosa è cambiato, nelle valutazioni dell’ATERP, tra il 2025 e il 2026? A questa domanda deve rispondere l’Azienda».
Il presidente di Federcasa ha richiamato anche il peso dell’IMU, che sottrarrebbe alle aziende risorse necessarie alla manutenzione e al recupero degli alloggi popolari.
«Su questo siamo d’accordo. Ma è proprio la difficoltà economica che l’ATERP aveva posto a fondamento della decisione di lasciare Federcasa. Se i soldi sono pochi, bisogna avere ancora più cura di come vengono spesi. Possibile che chiedere una spiegazione su 83mila euro sia diventato un problema?».
Il Codacons ha già presentato un’istanza di accesso per acquisire gli atti relativi alle due deliberazioni, la corrispondenza con Federcasa e la documentazione contabile, riservandosi, ove ne emergano i presupposti, di interessare anche la Procura regionale della Corte dei conti.
«Abbiamo chiesto di verificare le ragioni di una spesa pubblica e se fosse possibile evitarla. E non abbiamo alcuna intenzione di farci intimidire dall’accusa di alimentare polemiche. La trasparenza non è una concessione di chi amministra, è un diritto dei cittadini».
Infine, la replica all’invito di Buttieri a preferire i risultati alle polemiche.
«Siamo perfettamente d’accordo. Ed allora attendiamo una immediata risposta dall’ATERP, sostenuta dagli atti. Il presidente di Federcasa difenda pure la sua Federazione. È legittimo. Ma non pretenda che il Codacons rinunci a chiedere come vengono impiegate le risorse pubbliche».
E conclude Di Lieto: «La cosa più amara è che, mentre si discute su come vengano impiegate le risorse pubbliche, si rischia di dimenticare chi dovrebbe stare al centro di tutto: le famiglie che vivono negli alloggi popolari, spesso costrette ad attendere risposte e interventi di manutenzione. Persone che non chiedono privilegi, chiedono case dignitose, manutenzione e rispetto.
E allora fa davvero impressione che una richiesta di chiarimenti su 83mila euro di denaro pubblico venga liquidata come una polemica. Perché quando mancano le risorse, a pagarne il prezzo sono troppo spesso le persone che hanno meno. E chi amministra denaro pubblico dovrebbe ricordarsene prima di ogni altra cosa».


