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Venerdì 27/01/2012 - Cronaca
Soldi pubblici per le aree depresse percepiti con modalità fraudolente - Cronaca - TeleJonio

Impianti usati riverniciati, "rigenerati" e fatti passare per nuovi. Aziende che nascono grazie ai fondi pubblici per i contratti d'area e poco dopo chiudono «senza raggiungere l'obiettivo occupazionale» per cui i finanziamenti sono stati erogati. Operai assunti e licenziati, fatture emesse per operazioni inesistenti. Ha scoperto diverse "stranezze" la Guardia di Finanza indagando sul contratto d'area di Crotone destinatario dei fondi europei per lo sviluppo di territori "depressi" come l'area di Cutro, che grazie a quei contributi e alle agevolazioni della legge 488/92 avrebbe dovuto diventare un grande polo industriale a vocazione multipla. La Procura della Corte dei Conti ha voluto vederci chiaro e sulla fine fatta da quei soldi ha promosso un giudizio ieri giunto a sentenza. A seguito, infatti, del procedimento penale su una presunta maxitruffa portata alla luce dalle Fiamme Gialle nel febbraio 2006 e sulla base di una informativa dettagliata della stessa Gdf è stato instaurato dal procuratore regionale Cristina Astraldi un giudizio di responsabilità che ieri si è concluso con due condanne e un'assoluzione. É stato assolto, avendo il collegio giudicante respinto la domanda del pm, il responsabile unico del contratto d'area di Crotone, Carmine Talarico, che aveva autorizzato l'erogazione dei contributi. Viceversa sono stati condannati Luciano Pedercini di Adro (Brescia) legale rappresentante della Crown Power Transmission srl e della Crown Power Train srl, che dovrà pagare la somma di 6.510.609 euro; e la consorte Camelia Uberti di Cologne (Brescia) nella qualità di socio della Crown Power Train srl a sua volta socio della Crown Power Transmission srl ed amministratore unico della Plastiva. Della Uberti è stata chiesta e ottenuta la condanna al pagamento di 1.136.467 euro. Complessivamente le somme da versare corrispondono all'intero ammontare «del contributo indebitamente percepito».
Quanto all'assolto Carmine Talarico, ne era stata chiesta la condanna al pagamento di 2.959.531 euro in solido con Pedercini e Uberti da computarsi a carico dei predetti nell'importo di 7.647.176 euro. Secondo il collegio della Sezione giurisdizionale per la Calabria della Corte dei Conti presieduta da Luciano Coccoli (giudice relatrice Rossella Scerbo, giudice Quirino Lorelli) Talarico va ritenuto esente da ogni responsabilità erariale in relazione ai contributi erogati e alla documentazione falsificata da altri («non aveva la minima possibilità di accorgersene», si legge nella sentenza. Con atto di citazione depositato il 27 gennaio 2009 la Procura regionale aveva evocato in giudizio Talarico, Pedercini e Uberti sulla base di una informativa della Guardia di Finanza Nucleo di Polizia Tributaria di Catanzaro del febbraio 2008. Ai tre veniva contestato un danno erariale connesso alla indebita percezione di fondi comunitari di cui alla legge 488/92, da parte delle società Crown Power Transmission amministrata da Pedercini e Plastiva srl amministrata dalla Uberti. In particolare la Crown Power Transmission aveva ottenuto un contributo pubblico nell'ambito del contratto d'area di Crotone per la realizzazione di un impianto per la produzione di ingranaggi di precisione. Ma dalle indagini della Gdf è emerso, tra l'altro, che alcuni beni della Crown Power installati negli stabilimenti di Cutro «erano stati sottoposti a rigenerazione tecnologica o riverniciatura e fatti passare per nuovi avvalendosi, per reimmetterli sul mercato, di società estere ottenendo in tal modo il duplice scopo di farne lievitare il costo ed evitare l'anticipo dell'Iva». Le diverse accuse mosse dalla Procura della Corte dei Conti sulla base della relazione delle Fiamme Gialle hanno indotto il Collegio a ritenere che «le evidenze probatorie acquisite consentano per la loro esaustività, salvo che per la posizione di Talarico, l'accoglimento della domanda attrice». In particolare, vengono evidenziati «comportamenti fraudolenti» come il conseguimento dei benefici pubblici «attraverso la simulazione parziale dell'aumento del capitale sociale e la presentazione di fatture relative all'acquisto di macchinari gonfiate con il ricorso all'interposizione commerciale fittizia». Dunque un giro di società con sede a Londra e a Nizza che «in realtà devono essere considerate società cartiere come è logico desumere dal fatto che sono assolutamente sconosciute nel segmento di mercato in cui avrebbero gestito commesse miliardarie e non sono in alcun modo rintracciabili». Da qui la responsabilità erariale di chi ha posto in essere o consentito «lo sviamento» dei contributi agevolativi dalla finalità pubblica cui erano destinati: l'occupazione di lavoratori e lo sviluppo di un territorio depresso.

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