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Venerdì 27/01/2012 - Cronaca
Fondi antiusura gestiti fraudolentemente - Cronaca - TeleJonio

Il Giano bifronte della politica. La parabola umana e istituzionale di Giuseppe Carotenuto, 52 anni, lascia sbigottiti. Il consigliere provinciale del centrodestra era da tempo apparentemente impegnato accanto agli imprenditori in difficoltà nella veste di presidente della società di Confidi "Opus Homini" con la quale distribuiva finanziamenti elargiti dal Fondo nazionale antiusura. Concretamente, invece, proprio nell'esercizio della sua delicata e importante funzione, falsificava atti per lucrare denaro. E concedeva, per la medesima e poco nobile ragione, finanziamenti a imprenditori "amici". I Carabinieri di Cosenza, coordinati dal colonnello Francesco Ferace, l'hanno arrestato con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di truffe in danno dello Stato. Con il cinquantaduenne, capogruppo alla Provincia di "Calabria riformista" e primo dei non eletti alle elezioni comunali di Cosenza nella "Lista Scopelliti", è finito in carcere Gianfranco Vecchione, 52 anni, direttore generale della "Opus", mentre è stato assegnato agli arresti domiciliari Giovanni Falanga, 58 anni, commercialista, presidente della "Finlabor" altra società di Confidi. Il provvedimento restrittivo emesso nei loro confronti è stato emesso dal gip, Livio Cristofano, su richiesta del procuratore capo, Dario Granieri, dell'aggiunto Domenico Airoma e dal pm Paola Izzo. Secondo l'ipotesi d'accusa, si sarebbero appropriati di una parte dei finanziamenti ricevuti dalle aziende, gestendo la concessione delle garanzie in maniera clientelare, impegnandosi per far avere finanziamenti ad aziende che non ne avrebbero avuto diritto e facendosi versare delle commissioni. Complessivamente i tre si sarebbero impossessati di circa mezzo milione di euro. Le indagini, condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura, guidati dai marescialli Sergio Piscioneri e Antonio Fiore, sono iniziate a seguito di segnalazioni pervenute dal Ministero delle Finanze. E riguardano in particolare l'utilizzazione, negli anni 2009 e 2010, dei fondi antiusura, stanziati dal Ministero dell'Economia per le piccole e medie imprese che abbiano un elevato rischio finanziario. I tre incriminati avrebbero assegnato fondi antiusura sulla base di documentazione fittizia attestante il rischio finanziario delle imprese beneficiarie. La falsificazione degli atti era assolutamente dozzinale. Nel senso che era stata fotocopiata una originaria attestazione e poi adattata, di volta in volta, alle esigenze delle aziende richiedenti. Il fraudolento meccanismo sarebbe stato attuato anche con la complicità di alcuni funzionari di banca le cui abitazioni sono state perquisite, ieri mattina, dagli investigatori dell'Arma. L'espediente avrebbe indotto in errore il ministero delle Finanze in ordine alla ricorrenza dei presupposti normativi necessari per ottenere la fruizione dei Fondi antiusura. Non solo: i magistrati inquirenti contestano agli incriminati di aver pure preteso dai titolari delle imprese destinatarie degli interventi di sostegno economico delle «spese di istruttoria» oscillanti tra il 5 e il 10 per cento dell'importo finanziato. E siccome poi, la realtà supera spesso la fantasia, una volta ottenuta l'erogazione del finanziamento richiesto, gl'indagati l'avrebbero elargito solo in parte ai (presunti) aventi diritto. Insomma con le loro condotte, Carotenuto, Vecchione e Falanga avrebbero tradito le funzioni assegnate dalla Legge ai Confidi cui possono rivolgersi gli operatori economici esposti a elevato rischio finanziario. S'intende, in questo caso, i titolari di aziende o imprese a cui sia stata rifiutata da un istituto di credito una richiesta di finanziamento. I contributi ottenibili dagli imprenditori, in situazioni di obiettiva difficoltà come quella appena descritta, vengono accreditati su conti correnti aperti presso banche convenzionate e, quindi, vincolati all'attività di prevenzione dell'usura. Coloro che, in sostanza, non ottengono prestiti dalle banche possono ricorrere a strutture come "Opus Homini" o "Finlabor" evitando così di finire dritti tra le braccia dei "cravattari". A Cosenza le cose – a parere della magistratura – andavano diversamente. Il Confidi, approntando pratiche fasulle, otteneva dai beneficiari il pagamento di una commissione dalla percentuale variabile a seconda dell'importo del finanziamento; i beneficiari, dal canto loro, ottenevano un finanziamento garantito da fondi pubblici senza averne i titoli e i necessari requisiti. Una vera magia...
In sintesi
I Carabinieri di Cosenza hanno arrestato tre persone, accusate di associazione a delinquere, truffa e peculato. Tra loro un consigliere provinciale. Si tratta di Giuseppe Carotenuto, 52 anni, presidente della cooperativa di garanzia fidi Opus Hominis e capogruppo nel consiglio provinciale di Cosenza di «Calabria Riformista» (centrodestra). Gli altri arrestati sono Gianfranco Vecchione, che ha ricoperto ruoli dirigenziali nella società di Confidi, e Giovanni Falanga, 58 anni, commercialista e presidente della società "Finlabor". I consorzi di garanzia di fidi si occupano di fare da garanti presso le banche, dietro stanziamenti del Ministero dell'Economia, per concessione di finanziamento alle imprese e alle vittime dell'usura. I tre indagati, secondo l'accusa, si sarebbero appropriati di una parte dei finanziamenti ricevuti dalle aziende, gestendo la concessione delle garanzie in maniera clientelare, impegnandosi per far avere finanziamenti ad aziende che non ne avrebbero avuto diritto e facendosi versare delle commissioni. Complessivamente i tre si sarebbero impossessati di circa mezzo milione di euro

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