Venerdì 27/01/2012 - Cronaca
Corteo silenzioso in memoria degli ebrei deportati dalla Calabria ai campi di sterminio - Cronaca - TeleJonio
Ieri in città soffiava un freddo gelido che tagliava la faccia. Più o meno come accadeva 67 anni fa in Polonia quando i russi spalancarono i cancelli dell'inferno di Auschwitz. Nella vigilia del Giorno della Memoria il Comune ha organizzato, per la prima volta dal dopoguerra, una manifestazione estremamente significativa pur nella sua essenzialità. Con partenza da piazza de Nava e arrivo in via De Nava si è svolto un corteo silenzioso in memoria degli ebrei che dalla Calabria finirono nel campo di sterminio nazista. In testa il gonfalone cittadino accompagnato dai massimi rappresentanti istituzionali, sindaco, vicesindaco, una folta rappresentanza della giunta e dell'opposizione. Dietro i ragazzi di alcuni istituti superiori della provincia.
Gli studenti portavano lunghi teli bianchi di lino sui quali erano riportati i nomi di 225 persone morte nel lager polacco. Il significato di questa particolare cerimonia, carica di simboli, ci è stato spiegato da Antonio Sorrenti, presidente del Centro studi Triveneto della Shoah che ha collaborato col Comune nell'organizzazione. «Con l'appello dei nomi riportati sul lino bianco si è voluto dare onore a uomini i cui corpi si sono dissolti nel fuoco dei forni crematori e non hanno ricevuto degna sepoltura secondo il rito ebraico». E aggiunge commosso: «Da stasera brilleranno 225 stelle in più».
La peculiarità della manifestazione è consistita nel fatto che, accanto alla memoria degli uomini morti nel campo di sterminio, si è voluta commemorare la vita scaturente da un grande eroismo che ha avuto come protagonista un nostro concittadino, Gaetano Marrari, maresciallo di polizia e capo delle guardie del campo di Ferramonti vicino Cosenza.
Avete presente Perlasca, il falso console spagnolo che salvò migliaia di ebrei? Il nostro Marrari fece la stessa cosa dall'altro capo della Penisola. Anche grazie alla sua responsabilità e al suo alto senso del dovere, Ferramonti fu l'unico campo di concentramento dove non solo non si moriva di stenti o violenze ma addirittura si nasceva e si conduceva una vita "quasi" normale. Marrari non "eseguiva" gli ordini ricevuti, ma li "interpretava" rischiando di persona, scontrandosi anche fisicamente con i superiori o i colleghi e giocando d'azzardo con i tedeschi. Come quando al loro avvicinarsi durante la ritirata fece innalzare una bandiera gialla per segnalare un'inesistente epidemia nel campo. I tedeschi ci cascarono e se ne andarono senza portar via i prigionieri ebrei.
A raccontarlo ai ragazzi partecipanti al corteo è stata la figlia di Marrari, Cristina, che da giovane studiò prima al ginnasio "Campanella" a Reggio e dopo, proprio a seguito del trasferimento paterno a Ferramonti, al liceo "Telesio" di Cosenza. Marrari dopo la guerra tornò a Reggio e continuò a lavorare nella Polfer come se nulla fosse accaduto. Ma non tutti dimenticarono. «Il suo nome è su un albero sulla via dei Giusti a Gerusalemme – è sempre Sorrenti a raccontare – ma la sua memoria vive nei discendenti di quegli uomini salvati perché chi salva anche solo una vita, salva le vite che da essa sono generate». Per questo in tanti dopo la guerra sentirono il bisogno di esprimergli la loro gratitudine e via De Nava fu percorsa da decine di sopravvissuti e dai loro familiari che vennero di persona a Reggio per incontrare nuovamente quell'uomo buono. A queste si aggiunsero le lettere destinate prima a lui e poi a sua figlia. Alla sua morte gli ebrei hanno cantato il Kaddish, canto sacro, per commemorare il Perlasca di Reggio Calabria.