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Sabato 16/10/2010 - Cronaca
Furono i Pelle Gambazza di S. Luca a volere la morte di Stefano Ceratti - Cronaca - TeleJonio

L'omicidio di Stefano Ceratti è «politico-mafioso». Natura e le finalità del delitto del cardiologo, il 7 aprile 1992 a Bianco, secondo quanto scrivono i giudici della Corte d'assise di Locri nelle motivazioni, sono «evincibili inequivocabilmente dalle dichiarazioni confessorie di Sergio Prezio, riscontrate da dati di carattere obiettivo».
Il cardiologo prestato alla politica era segretario della Democrazia Cristiana di Bianco e capogruppo di minoranza in seno al Consiglio comunale di Caraffa Del Bianco. Fu ucciso su mandato della potente cosca dei Pelle "Gambazza", anche se, ad oggi, nessun membro di quel clan risulta indagato per l'omicidio. Per l'omicidio fu utilizzato un killer, identificato nella persona di Sergio Prezio. Per questo motivo la Corte d'assise di Locri ( Amelia Monteleone presidente, a latere Angelo Ambrosio), il 12 luglio scorso ha condannato Prezio a 30 anni di reclusione ed al risarcimento dei danni alla famiglia Ceratti che si è costituita parte civile.
La verità sul delitto, secondo i giudici estensori, si trova nelle dichiarazioni che lo stesso killer ha reso nell'immediatezza dell'arresto, avvenuto a Paola nel 1999, quando venne sorpreso dalla polizia con 85 grammi di eroina. Prezio, nonostante non fosse considerato elemento di spicco della criminalità, quella notte di giugno rivelò particolari inquietanti sul traffico di droga nel Cosentino e su scontri tra bande per il predominio del territorio, fino ad autoaccusarsi dell'omicidio Ceratti senza che gli investigatori fossero a conoscenza di alcun particolare.
Particolari che, invece, Sergio Prezio fornì nei minimi dettagli, ricostruendo i passaggi essenziali che lo hanno visto esecutore su richiesta di Giuseppe e Sebastiano Pelle, (figli di Antonio Pelle alias "Zi Ntoni", deceduto lo scorso anno e mai condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso per mancanza di prove), che si sarebbero recati a casa di un complice, tale Salvatore Mango, scomparso senza lasciare traccia nel 1994 e forse vittima di lupara bianca.
Per i giudici il motivo dell'omicidio lo fornisce lo stesso imputato quando, nell'ammettere la propria colpevolezza, ha dichiarato: «Ho ucciso per motivi di politica... lui dava fastidio». E fastidio, Ceratti, lo dava dai banchi della minoranza consiliare di Caraffa Del Bianco in un periodo in cui la Locride stava attraversando gli ultimi crudeli anni dei sequestri di persona. Proprio con quei soldi sporchi, i clan si accingevano a entrare nel traffico di droga e nei lavori pubblici.
Contro il malaffare di un gruppo di interessi operante a Caraffa, Ceratti aveva avuto modo di far presente che in seno all'amministrazione comunale c'era «gran marcio», rappresentando nell'assise pubblica e in una serie di manifesti il senso della realtà socio-politica in cui operava, e delle estreme difficoltà incontrate. Che in seguito lo avrebbero visto protagonista di denunce al prefetto di Reggio Calabria ed alla Procura della Repubblica, fino a scrivere al Presidente della Repubblica.
Ceratti denunciava, senza essere ascoltato, un sistema clientelare instaurato nella "res publica" e l'uso strumentale delle risorse statali per il soddisfacimento di interessi privati, non solo per finalità elettorali.
Il cardiologo dava dunque fastidio ai potenti gruppi criminali di San Luca, che, insieme a quelli di Africo, Platì e Natile, formavano un unico centro affaristico dedito ad interessi illeciti, tanto da costituire una sorta di «piccolo stato che aveva il predominio della zona», come riferito dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia riportate nelle sentenze Tuareg, Armonia, Aspromonte I e II. In quel contesto criminale i Pelle "Gambazza" avevano un ruolo di vertice, tanto da imporre, per riconosciuta carica apicale, anche la "pace" in controversie fuori territorio.
Il modus operandi del delitto Ceratti, quindi, rispetta i canoni di un killer proveniente da fuori sede, uno scambio di "favori" tra consorterie criminali che ha portato Prezio a sparare cinque colpi di 7.65 al viso di un medico che nella politica aveva inteso schierarsi dalla parte dei più deboli.

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